Leonardo Di Fine, chef delle radici e dell’anima, non è più tra noi

VICO DEL GARGANO (FG) – È morto Leonardo Di Fine, cuore e anima del Gargano. Aveva solo 43 anni. Chef talentuoso, uomo autentico, innamorato della sua terra e delle sue tradizioni, ha lasciato improvvisamente un vuoto profondo nella comunità gastronomica e umana del Sud Italia. Con la sua “Enoteca Radici” a Vico del Gargano, Leonardo non si era limitato a cucinare: raccontava storie, custodiva sapori, dava voce a un territorio spesso dimenticato.

Nella piccola cucina del centro storico, insieme a sua moglie Martina, Leonardo aveva costruito molto più di un ristorante. Aveva messo in piedi un progetto fatto di amore, rispetto e autenticità. Ogni piatto che usciva dalla sua cucina era un frammento di Gargano: una dichiarazione d’appartenenza, un atto d’amore per le sue “radici”.

A ricordarlo è un post è di “Like, rivista enogastronomica”.

Tanti i messaggi di commiato da parte di chi stimava Leonardo Di Fine: “Buon viaggio, chef. Il tuo amore per il Gargano vivrà ancora nei tuoi piatti, nei tuoi sogni e nei ricordi di tutti noi”, scrive chi l’ha conosciuto da vicino. E non è solo una frase di circostanza. Chi ha assaggiato anche solo una volta la sua cucina, sa che Leonardo parlava attraverso gli ingredienti. E lo faceva con l’umiltà e la dolcezza di chi non cercava riflettori, ma verità.

Il dolore per la sua scomparsa è grande. Non solo tra colleghi e amici, ma anche tra coloro che avevano trovato in “Radici” un rifugio di gusto e calore.

Lo chef Libero Ratti Antonio, suo amico e collega, ha condiviso parole che colpiscono al cuore: “Troppe persone di talento e di sensibilità se ne stanno andando troppo presto. Non per caso, ma per lo stress, la pressione, i ritmi impossibili che questo mestiere ci impone.”

La sua riflessione apre uno squarcio scomodo ma necessario: la fragilità dietro il mestiere del cuoco, troppo spesso idealizzato, raramente compreso. “Si parla sempre troppo poco della salute mentale di un cuoco,” continua Ratti, “ci logora dentro, ci spegne lentamente.”

Una denuncia che si accompagna all’abbraccio affettuoso per Leonardo: “Hai spento i fornelli e ti sei spento anche tu. Ti ringrazio Leo, ma sono anche arrabbiato. Proteggici, compa’, aiuta Martina, come hai sempre fatto. Ci vediamo in cucina in paradiso.”

Anche lo scrittore Francesco A P Saggese ha voluto ricordarlo con parole poetiche e struggenti:

“Leonardo, sei radice. Radice di questa terra di cui ti sei preso cura. Radice dell’umiltà, della passione, del sorriso. Radice che nutre, genera forza, e che sostiene.”

Una parola – radice – che ritorna, e non a caso. Era il nome del suo locale, ma era soprattutto il senso profondo del suo lavoro: custodire il legame con la terra, le persone, il tempo.

Oggi Vico del Gargano ha perso un grande cuoco, ma soprattutto un uomo gentile, sognatore, determinato. Un talento raro che non si è mai allontanato dalla sua origine.

Martina, la sua compagna di vita e di lavoro, è rimasta ora custode di un’eredità che non si misura in ricette, ma in amore.

Leonardo Di Fine non c’è più, ma le sue radici sì. E continueranno a nutrirci.

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