“No al Parco dei Monti Dauni”, cacciatori e agricoltori pronti alla mobilitazione

PIETRAMONTECORVINO (FG) – Cresce la protesta contro il progetto di istituzione del Parco dei Monti Dauni. Dopo il convegno di Biccari, che ha rilanciato l’ipotesi di una vasta area protetta, non sono soltanto i cacciatori a dire NO: anche molti agricoltori del territorio si dicono pronti alla mobilitazione. Insieme annunciano una campagna di raccolta firme per chiedere lo stop al progetto. Per i cacciatori, il parco significherebbe la fine dell’attività venatoria sui Monti Dauni, con il divieto di frequentare boschi e aree naturali. “Per noi sarebbe la cancellazione di una tradizione radicata da generazioni”, spiegano i rappresentanti locali. Gli agricoltori sottolineano invece i vincoli che potrebbero colpire i terreni agricoli confinanti con i boschi: restrizioni sull’uso di fitofarmaci e fertilizzanti, limiti a nuove coltivazioni e difficoltà a realizzare strutture o ampliamenti. “Chi lavora la terra rischia di trovarsi bloccato dalla burocrazia – affermano – e di non poter più gestire liberamente le proprie campagne”. Oltre a caccia e agricoltura, anche la vita comunitaria potrebbe subire contraccolpi. L’esperienza del Parco Nazionale del Gargano viene citata come esempio: lì, negli anni, manifestazioni nei boschi, motoraduni, concerti e perfino feste popolari hanno subito divieti o restrizioni per motivi ambientali. Cacciatori e agricoltori sono compatti: “Il Gargano insegna, lì i vincoli hanno creato più problemi che opportunità ai residenti. Noi non vogliamo fare la stessa fine”. 

La protesta si sta trasformando in un movimento più ampio: nei prossimi giorni partirà la raccolta firme e si discute della nascita di un comitato civico che riunisca cacciatori, agricoltori, allevatori e cittadini. L’obiettivo sarà difendere le tradizioni e la possibilità di vivere i Monti Dauni senza ulteriori vincoli imposti dall’alto.

Il dibattito è solo all’inizio: da una parte c’è chi intravede nel parco una chance di tutela ambientale e turismo, dall’altra chi teme che il prezzo sia troppo alto per le comunità locali. Pietramontecorvino ha scelto di far sentire subito la propria voce, dando il via a una protesta che potrebbe allargarsi a tutta l’area dei Monti Dauni.


Nota: Questo comunicato stampa è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Il contenuto riportato non rappresenta un articolo prodotto dalla redazione di Gazzetta H24.

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