Lettera aperta di Giovanna Belluna Panunzio alla città di Foggia

Il giorno di Pasqua del 2026 noi familiari di Giovanni Panunzio ci siamo riuniti, come da 38 anni (tranne nella ricorrenza del Natale del 1992) a questa parte, nella tavernetta di famiglia.
Questa tavernetta ha condiviso con noi momenti bellissimi (nascite, battesimi, compleanni, anniversari) e momenti terribili…
Ad un certo punto, davanti al fuoco del camino, mi sono passati davanti agli occhi 40 anni di vita in pochi minuti, ho guardato i bambini che oggi sono i figli dei nostri figli (miei e delle mie cognate), i quali occupavano il posto che avevano un tempo i loro genitori e mi sono chiesta: “Abbiamo fatto le scelte giuste? Questa città [Foggia] si merita le nostre scelte e il relativo prezzo che abbiamo pagato e, quindi, la stessa memoria di Giovanni Panunzio e del suo sacrificio? Questa città si merita il coraggio, la terribile paura e tutti i sacrifici che Michele Panunzio, figlio di Giovanni e mio marito, ha dovuto affrontare non abbandonando questa terra? E noi, mia suocera, le mie cognate ed io, abbiamo fatto bene a portare avanti, con umiltà e con i nostri esempi quotidiani, i valori di Giovanni?”.
La mia prima risposta, d’impulso, è stata: NO.
Non abbiamo fatto bene, perché se oggi, a distanza di 33 anni dalla sua morte, ci ritroviamo a Foggia con una ‘piazza’ (anzi: una ‘piastra’) intitolata a lui e che, come luogo di vera memoria vivente, di fatto non esiste e la situazione che ne deriva è uno sconcio per noi familiari, se ci ritroviamo con un’Associazione intitolata a Giovanni Panunzio che ha una sede che è di fatto inagibile, nonostante i Commissari Straordinari avessero rinnovato, quando erano in carica, il contratto di comodato di due stanze del Comune di Foggia, per la durata di 6 anni, e, ancora, se ci ritroviamo (tanto più oggi) con un ceto politico che su questi fronti e in gran parte non ci dà risposte adeguate e non si assume le proprie responsabilità, tutte queste cose, a ben vedere, non fanno altro che colpire profondamente la nostra dignità di familiari di Giovanni Panunzio.
Da tempo il Presidente dell’Associazione intitolata a Panunzio, Dimitri Cavallaro Lioi, ha messo in evidenza tutto questo, da tempo lo stesso Michele Panunzio ha scritto due lettere aperte rivolte ai suoi concittadini e, nonostante tutto questo, le questioni restano irrisolte e chi dovrebbe darci attenzione non ascolta adeguatamente le nostre ragioni, al fine di approfondire i problemi che abbiamo segnalato e di risolverli.

La memoria di Panunzio, fatta di dati storici, di atti processuali, di sentenze, di fonti dirette e indirette, di testimonianze di persone ancora in gran parte viventi, non si merita questo trattamento.
Eppure, nonostante ciò (e non è un paradosso), io dico, rispondendo alle mie stesse domande, che non solo abbiamo fatto bene ad essere ciò che ancora oggi siamo, ma che abbiamo fatto benissimo, poiché la comunità foggiana, ovunque, soprattutto tra le persone più umili, ci ama, ci stima, ci ascolta.
Riflettendo meglio dopo la mia prima risposta d’impulso, infatti, mi rendo conto che la gente onesta di Foggia sta dalla nostra parte e soffre con noi la progressiva aggressione quotidiana alla vera memoria antimafia portata avanti da Giovanni Panunzio con la storia che si è costruito da solo, con le sue scelte e il suo sacrificio finale, e non con le rievocazioni non rispettose dei fatti passati.
Loro, come noi, amano davvero Foggia e soffrono per quel degrado oggettivo che abiamo davanti agli occhi, per la drammatica caduta di tensione morale e di intensità nella lotta alla mafia, alla violenza criminale e all’illegalità diffusa alle quali abbiamo assistito in questi anni. Con loro, poi, temiamo fortemente che le ondate di violenza giovanile che girano per la città siano l’annuncio di nuove leve di batterie mafiose che soppianteranno quelle precedenti, falciate via da arresti, processi e condanne.
Anche loro, quindi, insieme a noi, fanno tanti sacrifici e non vorrebbero vedere i propri figli scappare da questa città.
Loro ci amano e lo dimostrano tutti i giorni della nostra vita ed io amo loro, poiché le persone pulite, oneste, responsabili e solidali di Foggia, cioè la netta maggioranza della città, mi hanno dato in tutti questi anni la forza di andare sempre avanti, insieme alla Fede.
E’ per loro che io, Giovanna Belluna, con mio marito Michele Panunzio, voglio (anche se non so ancora in quale modo) ricostruire secondo verità questi ultimi nostri 33 anni di vita e di accadimenti, dalla morte di mio suocero ad oggi, e fare partecipi i miei concittadini di tutto quello che i miei occhi hanno visto, di ciò che abbiamo vissuto in positivo e in negativo, delle storture che abbiamo dovuto sopportare, delle ingiustizie, delle manipolazioni e della volontà di qualcuno e di qualcuna di mettere definitivamente da parte noi e, soprattutto, il sacrificio e la memoria di Panunzio.
Lo merita la città e la sua storia recente: voglio fare chiarezza, poichè questo lo dobbiamo anche a noi e ai nostri figli.
A chi decide le sorti della città vorrei dire che sappiamo chi, tra voi, ci è vicino e che, invece, ci vuole male, chi opera contro il sacrificio di mio suocero: sappiamo bene i loro nomi e verrà il giorno in cui essi emergeranno, anche di quelli che operano di nascosto. Auguro il meglio a tutta quella gente che vive scegliendo il bene, ma voglio mandare anche un personale e particolare messaggio a quelle persone che hanno scelto a Foggia la strada opposta, quella del male e della violenza e che nel 1992 hanno rovinato la vita mia e della famiglia Panunzio: oggi, davvero, vi dico “Grazie!” e sapete perché? Perché ci avete resi così forti, ma davvero forti, da essere pronti a tutto, a sopportare lo schifo che ci è stato fatto da parte di alcune persone di questa città, anche certe persone che avrebbero dovuto avere a cuore e tutelare noi e la memoria di Giovanni Panunzio, ma non l’hanno fatto.
Questi soggetti amano solo la prepotenza, gli affari e il denaro facile, unito al potere per arricchirsi o per avere ancora più potere e condizionare la nostra città, dopo aver mandato a morire mio suocero per questi stessi motivi.
Ditemi voi: tra i deliquenti e questi personaggi che ci hanno fatto del male anche dopo la morte di mio suocero, chi è stato peggio?
Inoltre, a malincuore, devo dire che anche di recente si è cercato di intaccare la nostra dignità, mia o di mio marito.
Infine, proprio ieri sera per le strade di Foggia vi è stato l’ennesimo omicidio e il mio animo soffre di fronte a questa ennesima violenza, feroce e insensata, nella mia città, la città che non ho voluto abbandonare dopo averla vista sopraffatta dalla violenza mafiosa. In tutti questi anni ho visto tanti giovani uccisi e più volte, senza esito, ho chiesto a chiunque sapesse qualcosa di parlare, di denunciare.
Non è mai detta l’ultima parola e chiedo nuovamente alla mia comunità foggiana una rivolta morale.
Amiche e amici di Foggia, mi rivolgo a tutti voi che mi conoscete, da quando sono nata ad oggi, oppure che non mi conoscete, ma avete a cuore le sorti della nostra città: vi auguro di continuare ancora a camminare insieme a noi per lungo tempo per le strade di Foggia, che appartengono a noi e non ai prepotenti, ai violenti e ai mafiosi: io lo potrò fare solo con il vostro affetto e sostegno e solo se tutti saremo vicini e solidali l’uno con all’altro.
Noi amiamo Foggia e abbiamo ancora Speranza in una nuova Primavera di dignità, onestà, riscatto e Pace.

Foggia, 14 aprile 2026
Giovanna Belluna Panunzio

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