FOGGIA — Una passeggiata di pochi minuti, il cane al guinzaglio. Annibale “Dino” Carta, 42 anni, personal trainer molto conosciuto in città, è stato ucciso così, tra le 21.56 e le 21.58 del 13 aprile, davanti all’ingresso di casa in via Caracciolo, a due passi dallo Zaccheria. Una manciata di secondi che ha spezzato una vita e aperto un’indagine complessa, ancora senza un volto né un movente certo.
Le telecamere della zona mostrano un uomo incappucciato in bicicletta — o su un mezzo simile — che passa poco prima degli spari e scompare subito dopo. Sul marciapiede, i Carabinieri hanno recuperato un caricatore caduto durante la fuga: è uno dei pochi elementi materiali su cui gli investigatori stanno lavorando, insieme alle impronte e ai residui biologici.
La sequenza sonora registrata da una telecamera condominiale aggiunge un tassello, ma non chiarisce il quadro. Si sente una voce maschile, concitata, che pronuncia frasi come «Mi ammazzi mo’? Oh ma che fai?», seguita da quattro colpi ravvicinati. Gli inquirenti hanno disposto una perizia fonica: stabilire chi stia parlando e in quale momento potrebbe cambiare la lettura dell’intera scena. Per ora, resta solo la certezza che tra i due ci sia stato un contatto immediato.
La Procura, guidata da Enrico Infante, parla di un “evento clamoroso” e mantiene il massimo riserbo. Le ipotesi circolate nelle prime ore — dallo scambio di persona a un regolamento di conti — non hanno trovato riscontri. Carta era incensurato, impegnato nel lavoro e nella parrocchia, padre di due figlie. «La famiglia non aveva nemici», ha dichiarato il suo avvocato, Michele Vaira, invitando chiunque abbia visto o sentito qualcosa a farsi avanti.
Nel quartiere, la sera dell’omicidio, molti hanno sentito gli spari ma pochi hanno visto davvero. Le telecamere dei negozi e dei condomini attorno allo stadio sono state acquisite una per una. Il lavoro ora è sincronizzare gli orari, ricostruire i movimenti, capire se l’uomo in bici abbia atteso la vittima o se l’incontro sia stato casuale. L’autopsia e gli esami balistici completeranno il quadro tecnico, mentre la perizia sull’audio potrebbe offrire la prima vera svolta.
Intanto, sul marciapiede dove Carta è caduto, qualcuno ha lasciato un mazzo di fiori. Un gesto semplice, quasi discreto, che racconta più di molte parole il vuoto lasciato da una morte improvvisa in una città che, ancora una volta, si ritrova a fare i conti con una violenza che arriva senza preavviso.


