VICO DEL GARGANO (FG) – Gli esperti la chiamano “Generazione Z”. Sono i nostri adolescenti, anni duemila, accompagnati nel loro sviluppo dall’uso, più o meno corretto, dei social. Il tema è stato affrontato a gennaio di quest’anno nell’ambito del 4° Festival del Teatro Popolare a Vico del Gargano, intorno ad una tavola rotonda per parlare del libro “Esci da quella stanza”, presenti gli autori Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta, ricercatore e scrittore e Barbara Tamborini, psicopedagogista e autrice di diversi testi sull’età evolutiva, moderata da Peppe Aguiari, la mente e il braccio del Festival.
A distanza di circa 6 mesi la cronaca e i fatti ci presentano un quadro del fenomeno in preoccupante progressione, tanto da vedere allungata la lista dei Paesi che vietano l’uso dei social ai ragazzi fra i 13 e i 16 anni. Gli esperti della materia sono arrivati alla conclusione che, l’uso e l’abuso dei social toccano la salute mentale e, forse, anche il quoziente d’intelligenza. Questa “Generazione Z” potrebbe avere un quoziente inferiore alle precedenti fra i 2 e 4 punti. Affermazione rilasciata da un autorevole neuroscienziato, Jared Horvath, di fronte ad un Congresso internazionale, sciorinando studi, dati e fenomeni su l’uso e l’abuso dei social associati alla pericolosa miscela fra dipendenza, cyberbullismo e dal rapporto con l’intelligenza artificiale. I Paesi si muovono in ordine sparso, è stata l’Australia la prima nazione che ha vietato l’uso dei social hai giovani minori e poi Germania, Portogallo, Indonesia, Francia, Turchia Grecia. Allo studio di provvedimenti i paesi Danimarca, Spagna, Italia, Norvegia. La stessa Europa ha avviato studi sulla materia. Si deve fronteggiare un fenomeno esponenziale legato ad ansia, depressione, isolamento. Lo psicologo Jonathan Hidt lo dice senza edulcorare le parole:”La casualità tra social-media e declino e devianza cognitiva è provata in modo schiacciante, stanno danneggiando milioni di ragazzi.” La salute degli adolescenti non è un tema “da grandi”. Non comincia quando una persona diventa adulta, né può essere rimandata a quando il disagio diventa ingestibile. Negli adolescenti, la sofferenza può assumere forme meno evidenti: isolamento sociale, irritabilità, calo del rendimento scolastico, disturbi del sonno, disturbi alimentari, perdita di interesse, comportamenti impulsivi o autolesivi. L’abuso incontrollato dei social è particolarmente delicato perché arriva in un’età in cui si sta costruendo l’immagine di sé. Se un ragazzo si sente “sbagliato”, “inutile”, “invisibile” rischia di portare quel dolore dentro la propria identità. Per questo serve uno sguardo adulto consapevole, e soprattutto quello di uno specialista capace di distinguere tra fisiologiche oscillazioni dell’umore e segnali che chiedono attenzione. L’ansia non nasce nel vuoto. Cresce spesso dentro contesti ipercompetitivi, in cui il valore personale sembra dipendere dalla presenza online e da modelli fuori scala dove il raffronto con il proprio quotidiano è spesso continuo e raramente realistico.
L’Intelligenza Artificiale, di cui abbiamo fatto conoscenza grazie all’incontro sul tema organizzato dal responsabile di Comunità Laudato si – Gargano Nord – PERVINCA, il dott. Luigi Russo , presso l’Oratorio parrocchiale “don Pino Puglisi” a Vico del Gargano, è sempre più pervasiva della nostra società e per i ragazzi rischia di diventare uno strumento di soluzione dei problemi, una scorciatoia comoda e facile per un consiglio o suggerimento, per un problema sentimentale (24%) o di salute (22%) o per avere supporto psicologico (21%), i dati sono del Rapporto Terre des Homes Italia 2026. Se mancano risposte un ragazzo rischia di portare quella delusione, quel dolore dentro la propria identità.
Parte da qui la missione ‘dell’adulto’, della scuola, delle Istituzioni, per far capire che nella vita si affrontano paure, dubbi, sconfitte e vittorie, gioie e dolori, amori e delusioni, fatiche e sudore. Tutte cose che nessun ‘social’ e nessuna Intelligenza Artificiale può sostituire.


