Oltre cent’anni di feste: la cassa armonica di Ischitella è tra le più antiche d’Italia

Ischitella, 14 agosto 2021 – 150 anni e non sentirli. Simbolo intramontabile delle feste di paese in tutto il Gargano, la storica Cassa Armonica di Ischitella è una brillante protagonista che domina le piazze e le scene musicali.
Sotto la sua maestosa cupola e sul suo solenne palco, ha ospitato concerti bandistici delle più rinomate bande musicali, oltre alle esibizioni di celebri cantanti del panorama nazionale. Un monumento sonoro che racconta storie, emozioni e tradizioni, anno dopo anno.

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La storia della Cassa Armonica di Ischitella affonda le radici nei primissimi anni del Novecento, quando un abile falegname di Vico del Gargano, Domenico Delli Muti, con ingegno e maestria, ne plasmò la struttura.
Ma il suo cammino non fu fatto solo di musica e applausi. Durante una festa patronale, una violenta e improvvisa tromba d’aria si abbatté su Ischitella, causando gravi danni alla struttura della cassa armonica.
Dopo quel tragico evento, la struttura rimase per molti anni custodita in un magazzino, in attesa di tornare a risplendere.

Negli anni ’80 la cassa armonica entrò a far parte dell’Impresa Edile Agricola, che ne curò il restauro grazie alla sapiente mano di Emanuele Valente, storico falegname di Ischitella e Giuseppe Agricola (scomparso lo scorso 25 ottobre 2025).
Con straordinaria dedizione, Valente ha preservato ogni dettaglio nella sua forma originale, dalle decorazioni in legno finemente scalpellate a mano, fino alla struttura complessiva. È proprio grazie a questa meticolosa opera conservativa che oggi la cassa armonica di Ischitella è considerata tra le migliori in Italia per qualità acustica, amplificata dalla sua cupola.
Un connubio perfetto di arte, armonia costruttiva e suono, reso ancora più unico dalla composizione del materiale: è tra le pochissime, se non l’unica, interamente realizzata in legno d’epoca. Collaudata staticamente e certificata per la sicurezza, continua ancora oggi a essere il palcoscenico ideale per ogni tipo di spettacolo musicale.

Se quelle antiche fibre di legno potessero parlare, dopo tanti anni trascorsi a immaginare suoni meravigliosi, ne nascerebbe uno dei più bei brani mai scritti e suonati. Una melodia capace di raccontare l’intera, autentica identità ischitellana, fatta di tradizione, passione e bellezza condivisa.

Articolo di Valerio Agricola


Galleria Fotografica:


Domenico Delli Muti: genio vichese

dal FuoriPorta del Gennaio 2025 – Vico del Gargano

La storia della cassa armonica è strettamente legata alla figura di Domenico delli Muti, una persona straordinariamente abile e creativa, capace di realizzare opere d’arte con le sue mani. Sebbene fosse un falegname di mestiere, Domenico si distingueva per la sua capacità di andare oltre le convenzioni e creare opere uniche e ambiziose.

Le notizie che riportiamo di seguito, le abbiamo avute dalla maestra Tina Ferrante moglie di Pasquale d’Errico nipote di Domenico delli Muti.

Domenico delli Muti, falegname ebanista di straordinario talento, era una figura poliedrica, capace di eccellere in tutto ciò che intraprendeva. La sua abilità nell’artigianato lo rese celebre non solo per i mobili raffinati e le opere intarsiate in stile Liberty, ma anche per i capolavori realizzati nelle chiese locali, oltre a mobili, come cornici che arricchiva con sculture lignee. Era ricercato dalle famiglie più benestanti per la creazione di arredi particolari e unici, dove ogni dettaglio rifletteva la sua maestria.

Alla sua morte la moglie lo ha ricordato con questo epitaffio sulla sua lapide:

Domenico delli Muti – 31/5/1884 – 28/3/1958

Visse e l’orma lasciò di sua mano nel legno, nel ferro e nella roccia. Opra cui il mare sorride e primavera adorna. Soffrì fiero male ma attese sereno che dal terreno dolor lo togliesse. Pietà di colei che in cielo è Regina.

Or più non sboccia per me la ginestra, l’onda raccoglie il tacito pianto e la preghiera s’innalza dolente lassù ove tu compi in vista di Dio l’opra più bella.

Tua Maria

Tra le sue opere più grandiose spicca la cassa armonica, un progetto ambizioso e unico nel suo genere. Domenico la ideò e realizzò interamente da solo, senza l’aiuto di tecnici, progettisti o ingegneri. Disegnò ogni dettaglio, calcolò le misure con precisione millimetrica e costruì ogni componente. La sua profonda conoscenza delle giunture e dei punti di unione gli permetteva di montarla e smontarla con facilità, una competenza che trasmise al nipote Pasquale, il suo preferito.

La cassa armonica era maestosa, con un design elegante e raffinato. Durante le festività locali, veniva montata a Vico, a San Menaio, in particolare per celebrare la Madonna del Rifugio. Grazie alla sua bellezza e funzionalità, fu utilizzata in molti paesi della Capitanata, diventando un simbolo di eccellenza artigianale e punto di riferimento per le celebrazioni pubbliche.

La vita di Domenico era altrettanto straordinaria quanto le sue creazioni. Era capace di auto produrre qualsiasi cosa, finanche le scarpe e gli abiti. Costruì da solo una casa a tre piani a Murge Nere, una località con vista sul mare nei pressi di San Menaio. Al piano terra vi collocò la sua falegnameria, mentre gli spazi esterni ospitavano una casetta per la capra e un orto rigoglioso dove coltivava carciofi, melanzane e altri ortaggi, immerso in un ricco giardino di agrumi e piante da frutta protette da grandi allori a spalliera. La raccolta delle acque meteoriche in un pozzo sottostante e un forno costruito a regola d’arte completavano il corredo della casa rendendola autonoma e autosufficiente. Domenico incarnava un’autosufficienza incredibile, affrontando ogni progetto con ingegno e creatività. La casa stessa era il riflesso della sua visione: non solo un’abitazione, ma un luogo che combinava lavoro, natura e bellezza.

Dopo la morte di Domenico, la cassa armonica passò al nipote Pasquale, che la conservò con cura e continuò a utilizzarla per eventi e celebrazioni. Tuttavia, con il tempo, Pasquale non riuscì più a prendersene cura e iniziò a noleggiarla fino a cederla definitivamente. (a cura di Luigi Russo)

PASQUALE D’ERRICO ereditò la cassa armonica dallo zio Domenico, successivamente la diede in locazione a DOMENICO BERGANTINO che la gestì per ben 10 anni. Dalla metà alla fine degli anni 70, PIETRO LOMBARDI ebbe in consegna la cassa per poi cederla definitivamente a GIUSEPPE AGRICOLA, l’ultimo in ordine di foto.

Hanno collaborato nel lavoro di montaggio e smontaggio molti appassionati e confratelli: Giuseppe Canestrale, Giovanni Cilenti, Franco Cilenti, Mimì Paolo, Michele Gurliacci, Armando Afferrante, Francesco Di Maria, Nicola Di Maria, Giuseppe Manicone, Franco e Giuseppe Bergantino, Vincenzo Agricola, Rocco Agricola, Vittorio Agricola, Damiano Caputo.

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