Confraternita dell’Orazione e Morte di Peschici: fede, memoria e tradizione ferite da un gesto vile

PESCHICI (FG) – La Confraternita della Morte o del Purgatorio di Peschici, intitolata a Maria SS.ma del Rosario, nacque e si sviluppò come una fraternità dell’Orazione e Morte, con lo scopo principale di accompagnare cristianamente i defunti e pregare per la salvezza delle anime del Purgatorio.

Ufficialmente fondata nel 1775 e riconosciuta dal Regno di Napoli nel 1783, era probabilmente attiva già nel XVII secolo. In un’epoca segnata da carestie, epidemie e morte quotidiana – come il Seicento e il Settecento – la confraternita rappresentava una risposta concreta al bisogno di dare dignità alla morte: offriva assistenza spirituale e materiale ai moribondi, assicurando funerali decorosi, sepoltura secondo i riti cristiani e suffragi perpetui per abbreviare il cammino delle anime verso la salvezza eterna.

Col tempo, la confraternita ha assunto anche un importante ruolo sociale, diventando luogo di mutuo soccorso e custode della memoria e dell’identità collettiva. La spiritualità dell’Orazione e Morte si fonda sull’idea di comunione tra vivi e defunti: i confratelli pregano per le anime del Purgatorio, e queste, a loro volta, intercedono per i vivi. Un legame sacro e reciproco che unisce la comunità nella fede e nella speranza della vita eterna.

L’abito dei confratelli – bianco con mozzetta nera e fodera azzurra – richiama il lutto, la speranza mariana e la fede. Il Gonfalone della Morte, portato in processione, è il simbolo visibile di questa missione di pietà verso i defunti e rappresenta la presenza redentrice della morte nella vita della comunità.

Purtroppo, il 9 agosto 2025, la Confraternita e l’intera cittadinanza di Peschici sono state colpite da un atto vile e sacrilego: due giovani donne si sono introdotte nella Chiesa del Purgatorio e hanno trafugato il Gonfalone della Morte, un oggetto di inestimabile valore storico, culturale e religioso. Un gesto dissacrante che non colpisce soltanto un bene materiale, ma ferisce nel profondo l’anima della nostra comunità, custode da secoli di una tradizione fondata su fede, orazione e rispetto per i defunti.

È stata sporta denuncia ai Carabinieri, che hanno avviato le indagini. Si invita tutta la cittadinanza alla massima collaborazione: chiunque abbia notato movimenti sospetti o sia in possesso di informazioni utili è pregato di contattare la Confraternita del Purgatorio o i Carabinieri.

In un tempo in cui tutto appare effimero e passeggero, episodi come questo ci ricordano quanto sia fragile – e al tempo stesso preziosa – la memoria condivisa di una comunità. Una memoria fatta di gesti, simboli, preghiere e riti che parlano di vita, morte e speranza.

Difendere il Gonfalone, e ciò che rappresenta, significa difendere la dignità del nostro passato e la fede che ancora oggi ci unisce.

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