Foggia ultima in Italia per reddito. Città Gargano “Non vogliamo essere un peso”

FOGGIA – Sono appena usciti i dati del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne che confermano l’andamento della Capitanata: la provincia di Foggia si colloca all’ultimo posto della classifica nazionale per reddito disponibile pro capite, appena 14.554 euro a testa e si piazza in coda alle 107 province italiane; ben lontani dalla media nazionale di circa 21.000 euro. Il dato del Centro Tagliacarne fotografa una Capitanata esaminando le tre aree che storicamente caratterizzano l’intera provincia:

IL TAVOLIERE, più popolato e urbanizzato. Gode di agricoltura intensiva, agroindustria, servizi urbani accettabili e grandi centri, Foggia, Cerignola, Manfredonia, San Severo, Lucera. Le ricadute sul reddito arrivano da più occupazione, redditi medi più alti. Ma vi sono sacche di lavoro agricolo spesso stagionale e poco pagato, presenza di lavoro irregolare e sfruttamento.

Il SUBAPPENNINO (aree interne) territorio collinare e montano, poco popolato, fenomeno di spopolamento storico, economia debole da agricoltura marginale, pochi servizi, bassa occupazione, forte peso di pensioni e trasferimenti pubblici. Risulta come area più povera in senso strutturale.

IL GARGANO ha una sua lettura: area montuosa, costa e turismo. Gode di una economia combinata: turismo di mare, Vieste. Altri comuni costieri, turismo, agricoltura e pesca, servizi. Il reddito nei comuni turistici è più alto ma stagionale. Nell’interno le condizioni sono più o meno simili al Subappennino.

La riflessione e l’interrogativo che ci viene da questi dati poggia sulla novità, politica e amministrativa, della Città Gargano e dal “governo” del suo territorio; bene primario di ogni comunità.

Oggi il Gargano, ed i suoi amministratori, si trovano di fronte a scelte difficili: cancellare il volto appisolato, e vecchio di secoli, di un territorio fermo in attesa di smuovere, da un lato la piaga dell’asfittico mercato del lavoro ancora troppo fragile, precario, mal pagato, con una bassa occupazione femminile e giovanile e dall’altro le nuove domande di un mercato aperto alle novità del settore agricolo e turistiche. Insomma, dotarsi finalmente di una forte politica di valorizzazione. Parlare di “valorizzazione” significa andare oltre la vuota contemplazione, guardare le innovazioni, le rigenerazioni intelligenti, i tempi e i linguaggi nuovi.

Continuare a considerare il Gargano come un territorio da contemplare più che da guidare significa rinunciare a una parte del suo futuro. Il Territorio se non viene “governato” da scelte politiche chiare e responsabili, non produce sviluppo ma diseguaglianze e precarietà. L’immobilismo non è neutralità: è una piaga e sul Gargano, come altrove, a pagarne il costo più alto sono i giovani e il resto degli abitanti.

L’ Economia del Gargano continua a poggiare su un equilibrio fragile e sempre più evidente: agricoltura manutentiva e di nicchia; una stagione turistica compressa tra il 20 luglio e il 20 agosto e un sistema di strutture ricettive spesso datate, incapaci di intercettare una domanda più ampia e distribuita nel tempo. In questo contesto, la straordinaria ricchezza del territorio non si traduce in sviluppo, ma in una rendita breve e discontinua, che lascia fuori gran parte dell’anno e gran parte della sua potenzialità. Questi limiti non sono destino inevitabile, ma il risultato di scelte politiche mancate sino ad oggi. Senza una visione che punti alla lettura di nuovi obiettivi e a un utilizzo più moderno del territorio, il Gargano resta fermo, prigioniero di un modello che non crea lavoro stabile né futuro. Il Territorio incapace di partecipare attivamente allo sviluppo e all’economia del luogo, finisce per produrre un danno alla comunità. Continuare così significa accettare l’immobilismo come politica. E l’immobilismo, sul Gargano, è ormai un costo che i cittadini, e soprattutto i giovani, non possono più permettersi. Diciamo a gran voce:”Non vogliamo essere un peso.”

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