ll quadrato magico è un palindromo o versus recurrens formato da cinque lettere ognuna leggibile in tutti i versi: da destra a sinistra e viceversa, dall’alto in basso e viceversa. In effetti le cinque parole si riducono in tre perché quella centrale resta invariata, mentre le prime due parole sono in effetti l’inversione della quinta e della quarta.

Esso fu rinvenuto in una vasta area geografica che abbraccia l’Asia Minore, l’Europa, il Nord Africa e persino il Sud America.
Quello di Deliceto è l’esemplare più recente, quelli più antichi furono rinvenuti
Pompei graffiti sulle colonne della Grande Palestra e nella casa di Paquio Proculo e Giulia Felice.
Per gli esemplari pompeiani abbiamo naturalmente un terminus ante quem nella
grande eruzione vesuviana del’79 D.C., che praticamente i aiuta a datarli, anche in considerazione che al momento dello scavo archeologico si ci accorse che gli strati di cenere e di lapilli che li coprivano non erano mai stati rimossi e questo fuga ogni dubbio su alcuni maligni tentativi di retrodatarli.
Dopo iquadrati pompeiani di grosso interesse sono quelli rinvenuti aDura Europos in Mesopotamia da M. Rostovtzeff nel 1934 durante gli scavi dell’accampamento romano che aveva ospitato una guarnigione di militari dal 156 al 256 d. C.
Altri ne furono trovati in Britannia, in Egitto, in Cappadocia. Nel XVI secolo si trova un po’ ovunque con lo sviluppo delle scienze occulte utilizzato quale potente talismano contro tutti i mali. Prima che si rinvenisse a Deliceto l’esemplare più recente era stato trovato nel 1951 ad Amudy nei Bassi Pirene.
ll quadrato magico contiene, dunque, venticinque lettere le quali anagrammate nell’unico modo possibile, in quanto vi è una sola N al centro, danno due volte l’espressione “PATER NOSTER” disposto in croce, con l’avanzo di due gruppi di lettere di A e O, lettere che in greco corrispondono naturalmente alle lettere alpha e omega e sono un chiaro riferimento all’Apocalisse di San Giovanni: “Ego sum alpha et omego, principium et finis: Cristo principio, mezzo e fine di ogni cosa.

Tutte le obiezioni mosse a questo tipo di “lettura” sono tutte di poco, anzi di nessun valore scientifico, per cui non resta che arrendersi sia davanti all’evidenza di un crittogramma utilizzato in tempi e ambienti assai sospetti per l’infuriare delle persecuzioni in atto contro i nuovi credenti, sia davanti alla sua perfezione paragonabile esclusivamente a quella dei Dieci Comandamenti.
Questa che chiameremmo la lectio facilÌor e che Sant’Agostino destinerebbe ai “più deboli di cuore” non impedisce di accostare alla stessa una nuovissima e più ardua chiave di lettura per chi si avvale di una maggiore dimestich ezza con l’impenetrabilità di certi dogmi e certi simboli da tutelare quali patrimonio dell’Umanità. E proprio come i Dieci Comandamenti il Sommo Creatore ci apostroferebbe direttamente: lO SONO lL SEMINATORE (per eccellenza)
AREPO (a privativa + repo = colui cioè che si astiene dal sottomettersi al creatore) GOVERNA LE OPERE MATERIALI e TU (pover’uomo) RUOTI (ti arrabatti intorno alle verità assolute).
A parte questa rilettura del Quadrato magico, sono letteralmente inseguito da un altro simbolo, divenuto una costante in tutte le mie campagne di scavi archeologici e a tutti noto come “ll Filetto” o “La Triplice Cinta sacra”.
Credo, a buona ragione, di aver sciolto finalmente un altro penoso e millenario
enigma, relativo al famoso <<<<<tris, il giochetto accostato alla Dama, che ho
ribattezzato “ll misterioso segno dell’accoglienza.
La sua esistenza si perde nella notte dei tempi e nessuno è riuscito a sciogliere il vero nodo del suo significato e a tracciarne una storia accettabile. Una cosa, però, è certa alla luce delle mie indagini. Esso nel Medioevo veniva tracciato qdasi sempre a sgraffio o in vere e proprie incisioni davanti a rifugi, taverne, ostelli, chiese o conventi per segnalare ai pellegrini di un tempo, che a loro volta lo utilizzavano quasi “carta di identità”, spesso attaccato a un mantello o pastrano o pendente al collo quale rovescio di medaglia raffigurante sul diritto San Pietro e San Paolo (La quadrancula!), veniva tracciato, si diceva, per segnalare la possibilità di una sosta per riposarsi, soprattutto di notte, rifocillarsi materialmente e spiritualmente, combattere le inclemenze del tempo e gli assalti dei predoni, e quindi riprendere il faticoso camminamento alla volta dei luoghi consacrati dagli Apostoli, dall’Angelo e dal Signore, ossia Roma, Monte Sant’Angelo e Gerusalemme.



