SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) – «La Biblioteca comunale “Michele Lecce” rischia nuovamente di finire dentro una logica di gestione che, nel passato, ha prodotto risultati tutt’altro che soddisfacenti. È necessario fare chiarezza sul suo futuro e soprattutto evitare che le scelte vengano dettate esclusivamente da ragioni economiche o da equilibri interni all’amministrazione».
A lanciare l’allarme è Gennaro Tedesco, già assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di San Giovanni Rotondo, che ricorda le scelte adottate durante il proprio mandato per riaprire e rilanciare la biblioteca comunale.
«Quando fui assessore alla Cultura- spiega Tedesco– una delle prime questioni che affrontai fu proprio la riapertura della Biblioteca “Michele Lecce”, che era rimasta chiusa a causa di lavori legati all’adeguamento dell’impianto di riscaldamento. Chiesi al dirigente comunale di seguire direttamente la questione, evitando che i lavori diventassero un motivo per tenere chiusa la struttura. La biblioteca doveva rimanere un luogo aperto alla città».
«La seconda scelta- prosegue Tedesco- fu quella di superare una vecchia concezione della biblioteca come luogo nel quale destinare, a fine attività, dipendenti comunali. Per questo fu predisposto un bando per l’assunzione della figura professionale del bibliotecario. Era un modo per riconoscere alla biblioteca una funzione specifica e una professionalità dedicata, abbandonando definitivamente quella che io definivo, provocatoriamente, una sorta di “cimitero degli elefanti”».
Secondo Tedesco, il modello costruito prevedeva inoltre un ruolo importante per il terzo settore. «Parallelamente- ricorda l’ex assessore- abbiamo indetto un bando pubblico per la gestione delle attività di animazione e promozione della biblioteca. La gara fu aggiudicata a tre associazioni: una di San Giovanni Rotondo e due provenienti da San Severo e Foggia. Quella scelta aveva un significato preciso: costruire un modello nel quale la pubblica amministrazione garantisse la struttura e le professionalità, mentre il terzo settore contribuisse con idee, progettualità, iniziative e capacità di animazione».

Tedesco sottolinea di aver scelto, alla scadenza della precedente gestione, di non procedere con una semplice proroga: «Nonostante le pressioni politiche che arrivarono all’epoca, ritenni che la strada giusta fosse quella di non prorogare automaticamente la gestione alle tre associazioni, ma di rifare il bando pubblico, garantendo trasparenza e possibilità di partecipazione. Quella gestione è oggi in scadenza il prossimo ottobre».
Ed è proprio sul futuro della biblioteca che, secondo Tedesco, arriverebbero oggi segnali preoccupanti.«Da Palazzo San Francesco arrivano voci e segnali che considero preoccupanti. Si sostiene che il modello fondato sulla presenza del dipendente comunale e sulle attività affidate al mondo associativo sarebbe troppo costoso e che, per questa ragione, si potrebbe arrivare a scegliere di destinare le risorse esclusivamente al dipendente comunale, oggi assunto a seguito di un concorso pubblico, ma che, paradossalmente, non viene neanche utilizzato per le attività della biblioteca». Una prospettiva che Tedesco contesta apertamente.
«Ma è davvero pensabile che una sola persona possa contemporaneamente garantire l’apertura e il funzionamento della biblioteca e occuparsi anche di tutte le attività di animazione, promozione culturale, laboratori, iniziative e rapporti con la comunità? A mio avviso sarebbe un modello difficilmente sostenibile e rappresenterebbe un evidente passo indietro».
«Il modello che avevamo immaginato con la prima giunta Barbano era chiaro-conclude Tedesco- una collaborazione tra pubblica amministrazione e terzo settore. Un modello nel quale ciascuno fa la propria parte e nel quale le risorse pubbliche vengono utilizzate per costruire un servizio culturale stabile, aperto e capace di coinvolgere la comunità. È un modello che richiama quella idea di amministrazione e di protagonismo del terzo settore tanto cara a Guglielmo Minervini e che ho cercato, nel mio ruolo istituzionale, di applicare anche a San Giovanni Rotondo».
Da qui la domanda rivolta all’attuale amministrazione comunale: «Quale sarà il futuro della Biblioteca “Michele Lecce”? Lo chiedo pubblicamente al sindaco Floriana Natale e all’assessore alla Cultura. La città ha diritto di sapere quale progetto abbiano in mente per la sua biblioteca e se intendano continuare a investire in un modello che mette insieme professionalità pubbliche e competenze del terzo settore oppure se intendano tornare indietro. Perché sulla cultura non si può procedere per voci di corridoio: servono una visione, un progetto e scelte trasparenti».


