SAN GIOVANNI ROTONDO (FG) – È un gesto vile, che colpisce non solo una famiglia ma l’intera comunità: la stele dedicata al partigiano Matteo Corritore, inaugurata nel cimitero cittadino nel luglio scorso, è stata sfregiata da ignoti.
Un atto di vandalismo che assume un peso ancora più grave per il luogo in cui è avvenuto – un cimitero – e per ciò che quella stele rappresenta: la memoria di un uomo fucilato dai nazifascisti per aver scelto la libertà.
L’episodio ha suscitato sdegno e indignazione in tutta la città.
Numerosi cittadini, esponenti dell’ANPI, insegnanti, amministratori e semplici concittadini hanno espresso pubblicamente la propria solidarietà alla famiglia Corritore e la ferma condanna del gesto.
Tra le prime reazioni quella di Piergiuseppe Corritore, pronipote del partigiano: «Sono senza parole. Colpire un monumento per danneggiare chi? I partigiani? Gli antifascisti? Da parte mia andrò più determinato di prima. Sono un insegnante e ai miei alunni parlo di antifascismo. Da oggi anche di questo. Schedatemi pure».
Parole che racchiudono il senso profondo di quanto accaduto: lo sfregio non è solo materiale, ma simbolico. È un attacco alla memoria storica e ai valori fondanti della Repubblica.
“Un atto vile contro chi è morto per la nostra libertà”
Durissimo il commento di Michele Del Sordo, presidente ANPI San Giovanni Rotondo: «Non so se siete solo dei vandali, dei coglioni o semplicemente dei fascisti ignoranti. Matteo Corritore è morto per la nostra libertà. Solidarietà a tutta la famiglia. Resistenza sempre».
Sulla stessa linea Luigi Gravina, che parla di un atto «vile contro la memoria e la storia», e Giovanni Antonacci, che lo definisce «una vergogna incredibile, umanamente prima ancora che politicamente».
Una ferita aperta per la città. C’è chi sottolinea il valore umano prima ancora che storico della vicenda. Raffaella Giuliani ricorda che «oltraggiare una tomba è un reato, oltre che una profonda mancanza di rispetto per il defunto e i suoi familiari, indipendentemente dall’orientamento politico».
E Filomena Di Tullo rievoca la sofferenza di una famiglia che, dopo decenni, aveva finalmente potuto riportare Matteo “a casa”, nel suo paese natale.
Chi era Matteo Corritore
Matteo Corritore, nato a San Giovanni Rotondo il 17 luglio 1920, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelse di unirsi alla Resistenza, arruolandosi nella brigata partigiana “Negrin” di Treviso.
Il 7 agosto 1944 fu catturato a Musile di Piave durante un’azione di disarmo. Interrogato e seviziato, venne fucilato alla schiena il 9 agosto 1944 a San Donà di Piave, insieme al partigiano Agostino Visentin.
I suoi resti sono rimasti per 80 anni nel cimitero di San Donà, fino al loro ritorno a San Giovanni Rotondo il 25 aprile 2024, in una cerimonia solenne che ha restituito dignità e memoria a un “partigiano dimenticato”.
Una stele come impegno morale
La stele, inaugurata il 17 luglio 2025, non era solo un monumento commemorativo, ma – come ricordato dal vicesindaco Michele Longo – «un impegno morale, un segno concreto contro l’oblio».
Lo sfregio che oggi la deturpa appare quindi come un gesto deliberato di disprezzo verso quei valori di libertà, democrazia e antifascismo che Matteo Corritore ha pagato con la vita.
La memoria non si cancella. In molti parlano di una “brutta aria” che tira nel Paese, di un clima che sembra incoraggiare certi gesti. Ma il messaggio che arriva dalla comunità di San Giovanni Rotondo è chiaro: la memoria non si cancella con l’odio.
Come scrive un cittadino: «La memoria resiste, si difende e si insegna».
Ed è forse proprio questo che fa più paura a chi sfregia una stele: non la pietra, ma ciò che rappresenta.


