VICO DEL GARGANO (FG) – Il 4° Festival Teatro Popolare del Gargano, in corso a Vico del Gargano, ha messo in pausa la gara fra le cinque Compagnie teatrali che si disputeranno il Premio 2026 per lasciare la scena alle due serate dedicate al Teatro civile: “Pietro Orlandi, fratello” monologo scritto e diretto dal regista Giovanni Franci, interpretato da Valerio Di Benedetto.
Cosa resta della scomparsa di Emanuela Orlandi, di questa storia dolorosa, della personale battaglia di verità di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, dopo quarantatre anni dal fatto di cronaca? Le mura alte e impenetrabili che circondano la Città del Vaticano proteggono le radici della cronaca: tre Papi: Wojtyła, Ratzinger, Bergoglio; una moltitudine di cardinali e alti prelati; tre inchieste; due Procure, quella di Roma e quella Vaticana; una Commissione bicamerale Orlandi-Gregori; gli scambi e i favori fra IOR e il Banco Ambrosiano guidato da Roberto Calvi, detto il banchiere di Dio, trovato impiccato a Londra sotto il Ponte dei Frati Neri. E’ stato questo interrogativo a spingerci nell’Auditorium comunale per raccogliere tracce di una vicenda ancora aperta e controversa. Franci, regista esperto di “teatro inchiesta”, ha raccolto documenti, ricordi, esperienze dirette, per un monologo intenso, drammatico e coinvolgente. Tutto nasce dal rapporto stretto fra il regista e Pietro Orlandi; si cerca la verità e si chiede giustizia. La narrazione contiene tutto il peso di una storia vissuta in prima persona, mescolando riflessioni personali, aspetti noti e poco noti della vicenda di Emanuela, partendo da quel maledetto pomeriggio del 22 giugno 1983.
L’attore Valerio Di Benedetto, di scuola drammatica, con lunga esperienza di cinema e teatro, sulla scena Pietro Orlandi, ci inchioda alle sedie trasmettendoci l’intensità del dolore, la forza coinvolgente del racconto e la determinazione del personaggio. Il monologo scorre senza soste, è un Atto unico e propone non solo il caso di cronaca irrisolto, ma anche una riflessione sui temi della verità, del ricordo, della sete di giustizia; quel teatro nato per dare voce a fatti e storie chiuse nel silenzio, tenute nell’oscurità. Quarantatre anni di bugie, depistaggi, vuoti di memoria, segreti poco segreti e finti segreti, hanno costruito una montagna di rabbia, una parete di omertà che ancora oggi resiste intorno al caso Emanuela.
Questa quarta edizione del Festival Teatro Popolare del Gargano, con “Pietro Orlandi, fratello”, non ci regala solo un avvincente monologo, ma conferma la forza della parola scagliata contro l’effimero per ridestare la coscienza collettiva.
Usciamo con l’amaro in bocca, pur sapendo che la ricerca della verità non si fermerà. La testimonianza dell’avv. Laura Sgrò, legale della famiglia Orlandi, scava coraggiosamente nei silenzi del nostro “Cold case”. E’ un finale che si accetta con fatica, una domanda sospesa nell’aria:” si giungerà alla verità…” ci consegna un monito solenne: guardare in faccia la storia e ai tanti misteri italiani irrisolti senza girarci dall’altra parte.

