Appena gli esegeti avranno studiato a fondo il pensiero trumpiano, e appena i media, stampa e televisione, con il contorno di giornalisti compiacenti e appecoronati, faranno calare un pietoso velo sul circo Barnum di Trump, la Giorgia nazionalpopolare, la spesa sulle armi della Ursula von der Truppen, qualcuno anche in parlamento (ci sarà?) si faccia una lettura sull’ultimo rapporto ISTAT 2025 dell’italietta di oggi e sul rapporto CARITAS, così torneremo tutti con i piedi per terra.
Questi due rapporti ci consegnano un quadro da terzo e quarto mondo, una narrazione tenuta nascosta, sottotraccia, sbrigativamente incartata e chiusa. Qualche dichiarazione qua e là, ma senza esagerare perché porta disturbo. ISTAT 2025: Le condizioni economiche delle famiglie restano fragili. L’inflazione ha eroso il potere di acquisto, con un calo dei redditi reali nel 2023 nonostante un aumento nominale. La povertà assoluta coinvolge circa 5,7 milioni di persone, in particolare famiglie con figli, giovani, stranieri e residenti nel Mezzogiorno. Anche tra chi lavora si diffonde la vulnerabilità economica con l’aumento delle persone che lavorano, ma i cui redditi non sono sufficienti a garantire un livello di vita adeguato.
Nel nuovo millennio, il ridotto tasso di crescita economica ha limitato in Italia, più che in altri paesi dell’UE27, le prospettive di maggiore benessere economico: dal 2000 al 2024, il Pil reale del nostro Paese è cresciuto meno del 10 per cento, mentre ha registrato incrementi intorno al 30 per cento in Germania e Francia, e superiori al 45 per cento in Spagna.
SALUTE E SANITA’: Anche le condizioni di salute mostrano segnali contrastanti. La speranza di vita alla nascita ha superato i livelli pre-pandemici, ma gli anni vissuti in buona salute si riducono, soprattutto tra le donne e nel Mezzogiorno. La rinuncia alle prestazioni sanitarie è in aumento, in particolare per le lunghe liste di attesa o per motivi economici.
CARITAS 2025: E’ tornata a svolgere un ruolo di “paracadute” sociale, registrando un aumento delle richieste di aiuto per beni primari come cibo, affitto e utenze. Caritas Italiana offre un primo bilancio sull’Assegno di Inclusione (ADI), introdotto a gennaio 2024. La riforma, che ha sostituito il Reddito di Cittadinanza, ha segnato un cambio di paradigma: dal principio universalistico dell’aiuto a tutti i poveri a un approccio categoriale, riservato solo ad alcune tipologie familiari. I dati raccolti da Caritas evidenziano una contrazione della platea dei beneficiari del 40-47%, senza che questo abbia migliorato l’efficacia nel raggiungere i più fragili. Sono infatti escluse molte famiglie in età da lavoro senza figli, lavoratori poveri, stranieri e nuclei residenti nel Centro-Nord. In particolare, le famiglie straniere – pur con un allentamento del requisito di residenza – risultano ulteriormente penalizzate dalla nuova scala di equivalenza. Siamo in piena campagna elettorale; ci è consentito parlare di questo?


