PESCHICI (FG) – Ci sono onorificenze che chiudono una carriera. Altre, invece, aprono una riflessione. La cittadinanza onoraria conferita dal Consiglio comunale di Peschici al pittore Day Gilles Trinh Dinh appartiene a questa seconda categoria.
È il riconoscimento di un uomo che, insieme alla compianta moglie Gisela Heuer, non si è limitato ad abitare un luogo, ma lo ha raccontato, dipinto, promosso e amato per oltre mezzo secolo. Un legame nato quasi per caso, quando i due artisti arrivarono sul Gargano in cerca di luce, di paesaggi e di ispirazione. Trovarono molto di più: una comunità che divenne casa.
Ma sarebbe riduttivo leggere questa cerimonia come un semplice omaggio alla loro storia personale. Il discorso che segue è qualcosa di diverso. È una testimonianza, certo, ma anche un atto d’amore e, soprattutto, un richiamo civile.
Day Gilles Trinh Dinh ricorda una Peschici che, negli anni Ottanta e Novanta, era un laboratorio creativo a cielo aperto, popolato da pittori, artigiani e artisti che contribuivano a renderla viva ben oltre la sua straordinaria bellezza naturale. Ricorda opere che hanno cambiato il volto di luoghi dimenticati e restituito valore a spazi oggi considerati parte dell’identità del borgo. E pone una domanda che riguarda tutti: cosa resta di quel patrimonio umano e creativo?

La sua risposta non è affidata alla nostalgia. È un invito a reagire. Perché le città non vivono soltanto di pietra, mare e paesaggio. Vivono delle persone capaci di interpretarle, raccontarle e trasformarle in cultura. Quando gli artisti se ne vanno e gli artigiani chiudono le loro botteghe, un paese perde molto più di qualche attività economica: perde una parte della propria anima.
Le parole di Trinh Dinh acquistano un peso ancora maggiore perché arrivano dopo una difficile prova personale, affrontata con il coraggio di chi sa che il tempo è un bene prezioso. E forse è proprio questa consapevolezza a rendere il suo intervento così autentico: non c’è rivendicazione, ma gratitudine; non c’è rimpianto, ma la volontà di lasciare un messaggio.
Il riferimento alla crisi del cinema italiano e all’esempio della Francia non è una divagazione. È la dimostrazione che le politiche culturali possono cambiare il destino di un Paese, così come le scelte di una comunità possono cambiare il destino di un borgo. La cultura non sopravvive da sola: ha bisogno di visione, di coraggio e di amministratori capaci di considerarla un investimento, non una voce di spesa.
Per questo la cittadinanza onoraria a Day Gilles Trinh Dinh assume un significato che va oltre la persona. È un gesto di riconoscenza verso chi ha contribuito a costruire l’identità culturale di Peschici, ma è anche una sfida rivolta alla città stessa: non limitarsi a celebrare gli artisti quando la loro storia è già scritta, bensì creare le condizioni perché altri possano scegliere Peschici come luogo in cui vivere, lavorare e creare.
È questa la domanda che il suo discorso consegna alla comunità. Ed è una domanda che merita di essere ascoltata ben oltre il tempo di una cerimonia.

La Lectio magistralis di Day
“Ricevere dal Comune di Peschici una cittadinanza onoraria è un grande onore per la nostra Famiglia.
Siamo arrivati sul Gargano cinquanta anni fa, non per cercare la gloria…
cercavamo un paese bello da dipingere e da vivere…
Peschici ci ha offerto questo.
Luce e ombre…profumo della terra,…mare infinito… ospitalità e gentilezza della gente…
Due anni fa amici peschiciani, Michele Marino e Domenico Vecera, hanno pensato che forse meritavamo di avere una riconoscenza ufficiale della città di Peschici.
Mi hanno chiesto un curriculum vitae delle attività che avevo fatto per Peschici durante questi decenni…
Non mi era mai venuto in mente… ci sentivamo già naturalmente parte di questa città…
Uso la prima persona del plurale, mia moglie la pittrice Gisela Heuer se lo meriterebbe più di me, più di tanti..
Ha disegnato e dipinto tanti angoli di Peschici. Mi dicono che la cittadinanza onoraria si dà solo ai vivi…
Gli anni sono passati… capisco che gestire un paese non dà tempo da dedicare agli artisti, per poco vi avrei risparmiato questo impegno…Esco da 50 giorni d’ospedale: dei cardiologi eccellenti mi hanno prolungato la vita… Il mio cuore é riparato…ma le cose riparate non sono mai come prima…
A Peschici negli ultimi decenni del secolo scorso vivevano o esponevano anche per strada diversi pittori, più di 15 durante il periodo estivo…
Il ruolo degli artisti è molto importante nel dare valore alle città, anche nei piccoli paesi…
Gerardo Gerardi con le sue 16 porte ha attratto nel centro storico, turisti che di notte non ci mettevano mai piede…
Nel 1991 con Silvestro Regina e Michael Xhavo abbiamo realizzato un grande murales nel recinto baronale... la vista a mare serviva storicamente da butta tutto….
È diventato un vero Belvedere.
Oggi a Peschici sono rimasti pochi artisti attivi, il laboratorio dei fratelli Frammichele, il nostro studio d’arte Il Mondo in Blu… siamo dei sopravvissuti.
Ci sono anche alcuni artigiani di buona qualità…Fino a quando ? Se non sei proprietario del locale gli aumenti diventano insostenibili…
Se me lo permettete vorrei raccontarvi qualcosa che ho vissuto personalmente…
Riguarda la Settima Arte…
Prima dell’arrivo della televisione a colori e dei canali di Berlusconi, si producevano in Italia circa 250 lungometraggi…
La gente non aveva più bisogno di andare al cinema. C'è stata una caduta vertiginosa della produzione di film, meno di 50 all’anno…che nessuno vedeva, a parte i due o tre film dei realizzatori icone italiani prodotti anche dalla Rai…
In Francia stava succedendo la stessa cosa… il ministro della cultura Jacques Lang ha fatto votare una legge che obbligava tutte le reti televisive pubbliche e private a programmare nelle ore di maggiore ascolto solo film francesi o Europei…
Jacques Lang ha salvato l’industria cinematografica francese.
È venuto in Italia pensando di convincere il ministro della cultura e i politici a fare la stessa cosa …
Non l’hanno fatto per non dare fastidio alle reti di Berlusconi…
Hanno distrutto l’industria cinematografica italiana… Oggi è ancora in lunga convalescenza… come me…
Cinecittà è mezza vuota, deve organizzare visite turistiche negli studi per fare quadrare il bilancio…
Vi chiederete forse il perché vi ho raccontato tutto questo e cosa centra Cinecittà con Peschici.
L’Italia non è solo un paese di navigatori… è un paese d’artisti, di creatori…
Ci sono dei piccoli paesi che fanno di tutto per attirare artisti ad installarsi da loro.
Peschici meriterebbe di avere tanti artisti come nel passato…
Vi posso chiedere di immaginare, come ha fatto Jacques Lang, delle soluzioni per arrestare questa emorragia di artisti ed artigiani di qualità a Peschici.
Forse aiutando i locatori e affittuari con incentivi e sgravi per favorire la qualità”.



