PESCHICI (FG) – L’8 settembre 2022, in occasione della tradizionale festa della Natività della Madonna, il sindaco di Peschici, Franco Tavaglione, espresse pubblicamente il proprio sostegno all’iniziativa della famiglia Martucci, proprietaria del complesso monumentale, intenzionata a partecipare al bando regionale finanziato con risorse del PNRR nell’ambito dell’Avviso pubblico della Regione Puglia “per il recupero e la valorizzazione degli edifici storici rurali e la tutela del paesaggio rurale”.
L’iniziativa fu accompagnata da una lettera d’intenti sottoscritta, oltre che dal Comune e dalla Pro Loco di Peschici anche dal Parco Nazionale del Gargano, dal FAI, da Italia Nostra, dal Rotary di Vieste e Cerignola e dall’Associazione Mira.

Le perplessità già nel 2022
Lo stesso articolo, pubblicato da “L’Edicola del Sud” il 12 settembre 2022, evidenziava alcune riserve.
Il quotidiano riportava che il progetto, conosciuto solo da pochi, non riguardava il recupero complessivo dell’abbazia, ma esclusivamente alcuni locali, non destinati alla visita pubblica, per un finanziamento di 150 mila euro. Veniva inoltre sottolineato lo scetticismo del Centro Studi “Giuseppe Martella”, da oltre vent’anni impegnato nella tutela e nella valorizzazione di Kalena, che auspicava un intervento più ampio e realmente orientato al recupero funzionale dell’intero complesso monumentale.
Osservazioni che trovavano riscontro nella documentazione progettuale. L’intervento era infatti limitato al consolidamento dei solai lignei del corpo centrale dell’edificio mediante opere di restauro conservativo, senza prevedere un programma organico di recupero dell’intero monastero né un vero piano di gestione e fruizione pubblica.

Gli obiettivi dichiarati
Nel progetto si affermava che il consolidamento strutturale avrebbe consentito di recuperare gli ambienti e di renderli nuovamente fruibili, anche attraverso l’apertura al pubblico di spazi ritenuti di particolare interesse per la comunità locale.
Tra gli obiettivi figuravano la messa in sicurezza dei solai, il recupero delle travi lignee storiche e il miglioramento delle condizioni strutturali dell’edificio, nel pieno rispetto dei vincoli monumentali e paesaggistici che tutelano il complesso.

La situazione attuale
A distanza di alcuni anni, gli obiettivi annunciati non risultano pienamente conseguiti.
Secondo quanto riferito, i lavori non sono stati completati a causa di contrasti insorti tra la proprietà e l’impresa esecutrice. L’interruzione del cantiere impedirebbe il collaudo delle opere di consolidamento e, di conseguenza, la ripresa delle visite guidate.
L’Abbazia risulta, di fatto, non visitabile attraverso le visite guidate che nei tre anni precedenti avevano consentito la fruizione del complesso.
Le impalcature installate durante il cantiere sono ancora presenti e costituiscono uno degli ostacoli al completamento delle verifiche necessarie per la conclusione dell’intervento.
Ulteriori segnalazioni riguardano lo stato fatiscente del pozzo (del 1561) e della chiesa abbaziale più antica, dove sono stati depositati numerosi sacchi vuoti di cemento e altri materiali residui del cantiere. Una simile situazione risulta difficilmente conciliabile con il valore storico e monumentale dell’edificio e con le finalità di tutela e valorizzazione richiamate nel progetto finanziato.

Una riflessione
La vicenda dell’Abbazia di Kàlena evidenzia come il recupero di un bene culturale non possa esaurirsi nella sola approvazione di un progetto o nell’ottenimento di un finanziamento.
Occorrono continuità nell’esecuzione delle opere, una gestione efficace del cantiere, rapporti stabili tra tutti i soggetti coinvolti: proprietà, impresa ed enti preposti alla tutela, in primis il Comune di Peschici e la Soprintendenza.
Occorre, soprattutto, una visione complessiva del futuro del monumento.
Nel 2022 si parlava di una “nuova stagione” per Kàlena. Oggi, invece, restano aperti alcuni interrogativi di evidente interesse pubblico:
- Quando il cantiere potrà essere definitivamente concluso?
- Qual è lo stato del finanziamento PNRR e degli adempimenti connessi alla conclusione dell’intervento? Le risorse risultano ancora disponibili oppure sono intervenute conseguenze legate al mancato completamento dei lavori nei termini previsti?
- Quando uno dei più importanti complessi medievali del Gargano potrà essere finalmente restituito alla piena fruizione della collettività?
Il recupero dell’Abbazia di Kàlena non riguarda soltanto la proprietà del bene, ma un patrimonio storico e identitario dell’intero Gargano. Proprio per questo, cittadini, studiosi e associazioni hanno interesse a conoscere lo stato dell’intervento, le prospettive di completamento dei lavori e i tempi entro i quali il monumento potrà tornare a essere pienamente fruibile.
Scheda su Kalena
Il complesso badiale benedettino di Santa Maria di Kàlena, situato in prossimità di Peschici (Foggia), fu un notevole centro religioso, economico e culturale del Gargano. Importante testimonianza dell’architettura romanica sono le due chiese intitolate alla Natività della Madonna, una di tradizione pugliese, con cupole “in asse” e volte a semibotte; l’altra di ispirazione borgognona, con influenze europee ed extraeuropee.
Fonti scritte attestano la sua esistenza già nell’XI sec.; il luogo fu retto dai Benedettini, a cui subentrarono i Cistercensi nel 1237 e i Canonici Regolari Lateranensi nel 1446. Questo complesso, il cui atto di dotazione è risalente al 1023, di fatto si rese indipendente dalla casa Madre di Tremiti, esercitando un forte ascendente su tutto il Gargano, tanto da richiamare l’attenzione di uno dei centri nevralgici della cultura italiana altomedievale, l’abbazia di Montecassino. Dopo un periodo florido, l’Abbazia cominciò a decadere nella seconda metà del Quattrocento.
Da un punto di vista architettonico, la struttura di Santa Maria di Kàlena risulta particolarmente stratificata: ad oggi dell’Abbazia rimangono per lo più le mura di cinta, ciò che resta del chiostro, il pozzo del 1561, la fabbrica del capitolo e dei dormitori e le due chiese, a una delle quali manca la copertura, mettendo in evidenza capitelli ed affreschi che le intemperie e l’umidità stanno lentamente cancellando.
Pericolante è il campanile a vela con un raro bassorilievo di Madonna Orante del 1393. Kàlena versa da anni in stato di grave degrado. Di proprietà privata, non ha beneficiato, nel corso degli anni, di interventi organici di recupero delle due chiese monumentali, nonostante il pressing del Centro Studi Martella e dell’opinione pubblica sulle Istituzioni preposte alla tutela. Da ricordare solo un’ingiunzione in tal senso da parte della Sovrintendenza ai Beni architettonici di Foggia nel 2012, in parte disattesa.
I cittadini sono molto affezionati all’Abbazia e vorrebbero garantirne il recupero e la valorizzazione. Infatti l’Abbazia dal 2004 viene segnalata al censimento dei luoghi del cuore del FAI.
Alla voce degli studiosi e della popolazione si è unita quella dell’Arcivescovo emerito di Lecce, monsignor Domenico D’Ambrosio, che inviò un accorato appello al Ministro dei Beni Culturali Franceschini. Purtroppo inascoltato.
Attualmente l’Abbazia è chiusa al pubblico, salvo l’8 di settembre quando il Capitolo organizza un “cammino verso Kàlena” con recita del Santo Rosario nei pressi del luogo.



