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L’incessante omaggio popolare alla “Croce di Matteotti” sul Lungotevere Arnaldo da Brescia (per 19 anni ) fu invano ostacolato dal governo fascista 

Esattamente 99 anni  dopo il  suo barbaro assassinio, Giacomo Matteotti  sarà ricordato a Roma in una cerimonia organizzata, sabato 10 Giugno, dalla Fondazione Giacomo Matteotti e dal Circolo Culturale “Saragat-Matteotti”   sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, presso la stele monumentale posta nel luogo del  rapimento. Come annunciato da  Alberto Aghemo, presidente  della Fondazione Matteotti, è  prevista la partecipazione del “Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della morte di Giacomo Matteotti”, oltre a quella delle  autorità, dei rappresentanti delle istituzioni, di esponenti delle fondazioni e del mondo del lavoro, della scuola e della società civile. Nel pomeriggio iniziative commemorative sono previste anche a Riano presso l’aula consiliare del Comune alle 16:30 e quindi alle 18:30 al venticinquesimo chilometro della Flaminia in località Quartarella, luogo del ritrovamento nel cadavere martoriato di Matteotti. La commemorazione a Roma avrà inizio alle 9.15 con l’inno di Mameli e la contestuale deposizione, da parte dei Corazzieri, della corona del Presidente della Repubblica; avverrà poi la deposizione degli omaggi floreali inviati dalle Istituzioni. Si darà quindi lettura dei patrocini e dei messaggi pervenuti, cui seguiranno gli interventi istituzionali dei rappresentanti  nazionali e locali, concordati con gli uffici del Cerimoniale. Prenderanno quindi la parola, come ogni anno, i rappresentanti delle Fondazioni, dei Circoli e delle Associazioni che hanno aderito alla manifestazione, insieme ad esponenti del mondo del lavoro, della scuola e della società civile.

Un luogo emblematico, il Lungotevere Arnaldo da Brescia, fin dai giorni immediatamente successivi al tragico rapimento, nonostante si cercasse in tutti i modi, da parte del Regime fascista, (che continuerà a farlo per 19 anni), di bloccare le persone che vollero testimoniare la loro esecrazione, deponendo mazzi di fiori e corone, come emerge dalla lettura dei giornali d’epoca. La fiumana di gente era diventata davvero imponente.

Vi proponiamo un servizio de “La Voce Repubblicana” del primo luglio 1924.

Il titolo  è  significativo: 

“L’omaggio popolare alla “croce di Matteotti” invano ostacolato dal governo fascista”

Per fare capire ai lettori del 2023 il “clima” di quei  drammatici giorni, in cui anche deporre un fiore era un atto  da bloccare da parte dei Carabinieri per obbedire agli ordini superiori, lo ripubblichiamo integralmente:

“Il pellegrinaggio popolare al Lungotevere Arnaldo da Brescia, sul luogo in cui fu aggredito e sequestrato l’onorevole Matteotti, ha raggiunto in questi giorni e manterrà chissà per quanto tempo un tale carattere di imponenza e di grandezza che il suo significato varca automaticamente i limiti della cronaca romana per assurgere al valore di una manifestazione nazionale. Il Lungotevere, prima quasi deserto, è ora frequentato tutte le ore del giorno e, in parte, anche durante la notte da una folla di pellegrini pietosi, che vanno là ad attestare con la loro presenza e con il contributo larghissimo di fiori e di corone, la loro esecrazione contro gli autori del delitto e contro tutti coloro che hanno avuto comunque parte nella preparazione spirituale di un ambiente in cui la soppressione feroce, meditata e organizzata, di un avversario nobilissimo, è potuta sembrare ad alcuni fascisti – e non ai minori – un legittimo ed utile atto di affermazione politica.

Il governo – sorpreso e irritato nei primissimi giorni di questo pellegrinaggio gentile, nel quale ha intuito giustamente la condanna dei suoi conosciuti i sistemi, – ha tentato in un primo momento di impedire l’omaggio dei fiori incaricando la polizia di sequestrare, al sopraggiungere della notte, i mazzi e le corone depositate presso il muraglione; ma presto il plebiscito è divenuto tanto vasto, l’indignazione popolare tanto alta ed unanime che ai carabinieri inviati sul posto non è rimasta altra funzione che quella di custodire le offerte votive. Attualmente la rozza croce, disegnata sul muraglione da una mano ignota, è scomparsa sotto il cumulo dei fiori: e tutto il giorno è un susseguirsi di uomini, di donne, di vecchi, di fanciulli che si avanzano timidamente in mezzo alla folla e depongono presso l’altare la loro offerta pietosa. E sopraggiungono di continuo automobili, sidecars, vetture pubbliche e signorili dalle quali discende rapidamente un uomo o una donna per raggiungere il cumulo altissimo, dinanzi al quale tutti si scoprono o si fermano un momento pensosi, per deporre un fiore o una fronda.

Un pensiero così gentile e significativo di omaggio alla memoria del martire socialista non poteva sbocciare che dall’animo popolare. Vi sono delle cose tanto semplici e belle che nessun letterato, nessun poeta le può, per quanto grande sia, escogitare: le pensa invece l’ignoto, nel cui animo confluisce tutta la passione, tutta la sincerità della folla. Nel caso nostro, il poeta e il letterato avrebbero saputo creare l’altare o la colonna votiva o la coreografica sagra: l’uomo del popolo si è recato invece di notte sul Lungotevere, recando con sé furtivamente una latta di bitume, e ha segnato sul Muraglione quella rozza croce a cui sono convenuti in folla, come attratti da un fascino sconosciuto, i suoi fratelli in umanità.

Così è stato frustrato il bestiale proposito degli assassini, favorito da chi li ha aiutati a fuorviare, a ritardare le ricerche dei resti mortali della vittima, di inibire ai viventi e ai compagni il conforto di raccogliersi intorno alla salma del caduto. Si voleva far scomparire Giacomo Matteotti, senza che di lui restasse nemmeno la tomba. Ora l’interminabile manifestazione del sentimento popolare ha disposto ben diversamente. Non si voleva la tomba in un cimitero e si è avuto un altare in una pubblica via; si sono volute evitare le esequie di un giorno e si è avuto un pellegrinaggio – che non accenna affatto a finire – di tre settimane. Bisogna riconoscere però che il governo fascista ha fatto e fa di tutto, in conformità delle sue abitudini e della sua mentalità, per esaudire le pie intenzioni dei fascisti omicidi. Sembra davvero che anche l’ombra – l’ombra soltanto di Giacomo Matteotti – faccia paura. I carabinieri e funzionari di servizio al Lungotevere Arnaldo da Brescia hanno l’ordine – suggerito al questore dallo stesso governo – di far…circolare la folla che si reca a rendere omaggio alla memoria dell’onorevole Matteotti! 

Non si tratta, si badi bene, di una misura di ordine pubblico diretta ad evitare assembramenti e ostacoli alla circolazione; chi vuol fermarsi può fermarsi… ma a dieci, venti metri dalla croce nascosta sotto il cumulo dei fiori. Se uno si fa più vicino, è avvicinato immediatamente da un graduato dei carabinieri che lo invita – con la gentilezza propria degli agenti della forza pubblica in Italia, e in ogni modo, bisogna riconoscerlo, con la comprensibile stizza di chi sa di essere costretto a far eseguire un ordine stupido – a circolare.

In questo modo, l’animo dei presenti – il quale in quel momento è disposto per solito a pensieri di pietà e di umanità – si inasprisce ed è richiamato, suo malgrado, a considerazioni di indole politica non favorevoli certamente al governo fascista. Sembra impossibile, ma è così. Abbiamo a capo del governo un ex rivoluzionario, il quale dovrebbe conoscere per esperienza propria quello di cui i suoi burocratici predecessori non hanno dimostrato molto spesso di tenere in debito conto: che cioè certi divieti, certi inutili odiosità non servono ad altro che a tener desto nello spirito pubblico il senso di insofferenza contro “il cattivo governo”; eppure nulla è cambiato e Sua Eccellenza l’ onorevole Mussolini dimostra, di fronte a certe esigenze sentimentali, la medesima incomprensione di un qualsiasi ex impiegato di prefettura tipo onorevole Giolitti. 

Per conto nostro la cosa va ottimamente, e bisognerebbe davvero sperare che l’espressione del nostro sdegno – dalla quale non ci siamo potuti astenere per un irrefrenabile bisogno di sincerità – non sortisse alcun effetto pratico. Basta ascoltare i commenti del pubblico all’idiota proibizione governativa per comprendere che il carabiniere di guardia alla Croce di Matteotti fa più propaganda antifascista di un eloquente e tenace avversario del regime. Noi vorremmo proporre anzi una cosa: che per la bisogna si usi, invece dell’Arma benemerita, la Milizia! I risultati sarebbero ancora più proficui, che nulla davvero di meglio potrebbe essere escogitato a favore della causa per cui l’onorevole Matteotti ha dato, serenamente, la vita”.

a cura di Teresa Maria Rauzino

Le foto sono tratte dai giornali d’epoca e da Crimen

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