FOGGIA – Una ragazza di 12 anni e la madre mandate via sulla porta di una libreria in pieno centro, senza alcuna spiegazione se non un secco «via, via, via». È quanto denunciato pubblicamente da Davis Gaeta, foggiano da anni residente in Svizzera e tornato in città per le vacanze estive con la famiglia. L’episodio, avvenuto lo scorso 10 luglio presso una libreria in città, ha spinto il padre a chiedere spiegazioni all’esercente e a segnalare l’accaduto per accendere un faro sulla vicenda.
Secondo la ricostruzione fornita dai familiari, la moglie Ganga, originaria dello Sri Lanka, e la figlia Asia stavano cercando di accedere al locale quando il titolare si sarebbe frapposto fisicamente sull’uscio, impedendo l’ingresso e intimando loro di allontanarsi. Alla base della decisione, secondo il racconto delle due donne, non vi sarebbe stato alcun motivo logistico o comportamentale, lasciando come unico elemento di distinzione la carnagione scura della donna e quella olivastra della figlia di 12 anni.
Una volta appreso l’accaduto e trovata la figlia in lacrime a casa della nonna, Davis Gaeta si è recato personalmente nel punto vendita per affrontare il commerciante. Nel corso del concitato colloquio, durante il quale il cliente ammette di aver adoperato toni accesi e parole pesanti, il gestore si sarebbe limitato a ripetere a più riprese di non ricordare l’episodio, rimanendo seduto alla scrivania senza fornire ulteriori motivazioni o smentite dettagliate.
La vicenda, resa nota dal padre per spingere a una riflessione sul valore dei luoghi di cultura e sull’accoglienza in città, lascia aperto il nodo delle ragioni alla base del rifiuto, al momento liquidate dall’esercente con un vuoto di memoria.
La replica del titolare della libreria
A distanza di ore, la replica del titolare dell’attività è arrivata a sua volta tramite i canali social. Il libraio ha affidato a un post la propria versione dei fatti, spiegando di essere intervenuto pubblicamente a seguito dell’impossibilità di rispondere direttamente al messaggio originale, privo della sezione commenti.
Nella sua ricostruzione, il commerciante smentisce la presenza della donna nell’episodio, sostenendo che all’ingresso si fossero presentate «due bambine». Il titolare ha argomentato il proprio intervento spiegando che l’area commerciale è spesso frequentata da persone che accedono ai locali per chiedere denaro, circostanza in cui è solito invitare i soggetti ad allontanarsi. Pur ammettendo l’errore di valutazione su questo punto specifico e rivolgendo le proprie scuse pubbliche, l’esercente ha respinto con decisione qualsiasi accusa di discriminazione razziale.
Divergente anche la versione sul secondo incontro avvenuto all’interno del negozio. Se il padre della dodicenne aveva dichiarato di essersi presentato per chiedere spiegazioni con toni accesi, il libraio descrive l’ingresso dell’uomo come un’azione aggressiva e minacciosa. Secondo l’esercente, il confronto avrebbe rischiato di degenerare se non fosse intervenuta la sorella dell’uomo a sollecitarne l’uscita. «Non ho risposto per non cadere nel suo tranello», ha affermato il titolare, contestando inoltre le tempistiche della segnalazione, diffusa a due mesi di distanza dai fatti del 10 luglio.
La vicenda si compone così di due posizioni opposte: da un lato la famiglia che ribadisce di essere stata vittima di un pregiudizio, dall’altro l’esercente che ammette lo sbaglio nel respingere le persone ma rigetta la matrice razzista, contestando la condotta del padre.



