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Telefonate aggressive, il coronavirus non ferma telemarketing e recupero crediti

Nonostante l’emergenza coronavirus, non si fermano le telefonate da parte dei call center per propinare vendite o sollecitare eventuali crediti.

Nonostante l’emergenza coronavirus, non si fermano le telefonate da parte dei call center per propinare vendite o sollecitare eventuali crediti. Un’opportunità d’oro per queste agenzie, in un momento in cui gran parte della popolazione è a casa, con la facilità di beccare i malcapitati in qualsiasi orario.

Dalle community di “classificazione delle telefonate”, come ad esempio Tellows, sono numerose le segnalazioni da parte di utenti che in questo periodo critico hanno ricevuto chiamate fastidiose. Tra queste ci sono persino quelle effettuate dalle agenzie private di recupero credito, che non si lasciano impietosire dalla situazione finanziaria attuale di molti, impossibilitati a lavorare. Una questione che non è stata ancora attentamente esaminata dal governo, permettendo campo libero di azione a queste società private di riscossione.

Gli italiani in casa sono presi di mira anche dal cosiddetto “spam telefonico”, un telemarketing selvaggio che non conosce privacy e correttezza, e in questo caso coronavirus. Trading online, offerte di presunte compagnie elettriche, mittenti di dubbia provenienza che con insistenza cercano di far aderire gli utenti con qualsiasi stratagemma. L’unica arma finora disponibile, per i telefoni mobili, è l’installazione di determinate applicazioni. Tra queste c’è “Dovrei rispondere?”, un’app per smartphone che in un certo modo identifica la provenienza delle chiamate fastidiose e informa il ricevente, prima che risponda, con una schermata di preavviso.

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