MANFREDONIA (FG) – Sulla Provinciale 80, nel tratto che collega Orta Nova a Manfredonia, il Torrente Carapelle appare ormai irriconoscibile. Subito dopo il sottopasso dell’A14 e il nuovo ponte, l’argine è diventato una lunga ferita aperta: cinque chilometri di rifiuti, accumulati giorno dopo giorno, fino a trasformare il corso d’acqua in una discarica a cielo aperto.
A denunciarlo è Giuseppe Marasco, Comandante Nazionale del Corpo Volontari CIVILIS Ispettori Ambientali Territoriali Forestali. Parla di “visione apocalittica”, una definizione che non sembra esagerata alla luce di ciò che descrive. Ogni cinque o sei metri, montagne di abiti usati, scarpe, borse. Una distesa continua di tessuti che, secondo una stima dei volontari, supererebbe le cento tonnellate. E non finisce qui: tra gli accumuli compaiono anche gomme, plastiche, mobili, materiale da risulta. Nel letto del torrente, perfino carcasse di auto.
Marasco indica una possibile origine di questo flusso di rifiuti: una ditta che si occupa di raccolta di abiti usati. “Sceglierebbero i capi migliori da rivendere e il resto, caricato su una station wagon, verrebbe scaricato ogni giorno nel Carapelle”, afferma. Una pratica che, se confermata, configurerebbe reati ambientali pesanti.
La denuncia non riguarda solo lo stato del torrente, ma anche l’assenza di controlli. “Solo noi volontari CIVILIS, gratis, pattugliamo quando possiamo. E lo Stato dov’è? Zero controlli, zero sanzioni”, attacca Marasco. Il tono è quello di chi osserva da tempo una situazione che peggiora senza che nessuno intervenga. “Il Carapelle è diventato la pattumiera privata di qualcuno. È reato.”
Da qui la richiesta di un intervento immediato. Marasco chiama in causa Procura di Foggia, Carabinieri Forestali, Provincia e ARPA Puglia. Tre le azioni urgenti: sequestro dell’area, bonifica dei cinque chilometri di argine, accertamenti sulla ditta segnalata. E poi foto‑trappole e controlli continui sulla S.P. 80, per fermare gli scarichi quotidiani.
Il richiamo alla legge è netto. L’abbandono di rifiuti è punito dall’art. 256 del D.Lgs 152/2006, con pene fino a due anni e sanzioni che possono arrivare a 26.000 euro. Se si tratta di rifiuti speciali o tessili in quantità industriali, entra in gioco anche il reato di traffico illecito di rifiuti previsto dall’art. 452‑quaterdecies del codice penale.
“Il Torrente Carapelle non è una discarica. Basta impunità. La Capitanata non si tocca”, conclude Marasco. Un appello che arriva da chi percorre quelle strade e quegli argini ogni settimana, e che oggi chiede alle istituzioni di guardare da vicino ciò che sta accadendo lungo uno dei corsi d’acqua più importanti del territorio.


