Foggia, polemica a Palazzo Dogana: “Quelle statue nude offendono le donne, la Chiesa intervenga”

Foggia, 1 luglio 2026 – Fa caldo nella sede della Provincia di Foggia, ma a surriscaldare l’ambiente in queste ore è una singolare e accesa polemica sollevata da Giuseppe Saldutto. Al centro del mirino c’è un complesso monumentale bronzeo risalente al 1995, esposto nell’atrio dell’Ente e visibile a chiunque, minorenni compresi. Un’esposizione che, secondo Saldutto, risulta inopportuna e lesiva della dignità femminile.

Ai nostri taccuini, Saldutto non usa mezzi termini e lancia una vera e propria crociata morale: “Ci troviamo di fronte a sculture che, a mio avviso, sfiorano il pornografico – dichiara – e che riducono il corpo della donna a un futile oggetto di piacere visivo e prettamente carnale. In un periodo storico drammatico, in cui i femminicidi aumentano di giorno in giorno, esporre corpi di donne nude in questo modo, decontestualizzati e privati di dignità, finisce per squalificare la figura femminile, quasi a rappresentarla come schiava sessuale in un’ottica che definirei patriarcale”.

L’appello alle istituzioni religiose e alle femministe

La provocazione di Saldutto fa leva sul forte contrasto tra l’esposizione delle opere e la profonda vocazione religiosa del territorio capitanato. Ricordando le apparizioni della Madonna dell’Incoronata, di San Michele a Monte Sant’Angelo e la figura di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, l’attivista foggiano si rivolge direttamente ai vertici della Chiesa locale.

Saldutto ha infatti inviato un appello formale all’Arcivescovo di Foggia, Mons. Giorgio Ferretti, e al parroco della Chiesa delle Colonne, don Giulio Dal Maso, chiedendo loro di “proteggere Foggia da se stessa” e di intercedere presso la politica per “coprire o rimuovere quelle opere”.

Ma la chiamata alle armi non si ferma qui: l’appello è esteso anche alle associazioni femministe della provincia di Foggia, invitate a una disobbedienza civile pacifica e a scrivere al Pontefice.

La provocazione: “In fondo al mare di Mattinata”

Cosa fare, dunque, di queste statue? La soluzione proposta da Saldutto ha il sapore della provocazione artistica: “L’idea di una donna Santa che non vuole apparire, per ovvie ragioni, suggerisce di ricollocare queste sculture in fondo al mare di Mattinata. Nel fondale più basso, così che solo i pesci possano interessarsi a queste opere, che molti definiscono senza testa e senza pudore. Lontano dall’occhio umano, soprattutto maschile”. Al loro posto, suggerisce Saldutto, sarebbe più coerente posizionare le effigi di San Michele, della Madonna Incoronata e di San Pio.

Il mistero amministrativo

Oltre alla questione morale, l’intervento di Saldutto solleva anche un curioso interrogativo di natura amministrativa. Da una targhetta apposta sull’opera, i bronzi risulterebbero di proprietà del Comune di Foggia. “Non si capisce, allora, perché si trovino all’interno dell’Ente Provincia” fa notare Saldutto, lanciando un appello ai cittadini e agli amministratori: “Se qualcuno ne sa qualcosa di più, scriva alla stampa per fornire delucidazioni”.

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