Cure, rispetto e umanità: la lettera di una figlia che ringrazia l’Hospice di San Marco in Lamis

SAN MARCO IN LAMIS (FG) – Nel cuore del Presidio Territoriale di Assistenza di San Marco in Lamis, l’Hospice dell’ASL Foggia rappresenta oggi uno dei punti di riferimento più apprezzati per le cure palliative in provincia, un centro di eccellenza per chi affronta la fase più delicata della malattia, grazie a un’organizzazione che unisce competenza e attenzione alle persone.

Gli otto posti letto disponibili sono gestiti da un’équipe guidata dal dottor Massimo Bratta, che coordina medici, infermieri e operatori socio‑sanitari impegnati nella cura dei pazienti e nel sostegno alle famiglie. Le stanze, ordinate e silenziose, affacciano sul centro abitato: un dettaglio che molti parenti notano quando arrivano, perché restituisce un senso di vicinanza alla comunità anche nei momenti più complessi.

Le testimonianze raccolte negli ultimi mesi confermano una percezione positiva del servizio. Chi ha avuto un familiare ricoverato parla spesso della disponibilità del personale, della pulizia degli ambienti e della capacità di accompagnare i pazienti con rispetto. Non mancano osservazioni sui tempi di attesa per alcune informazioni amministrative, ma il giudizio complessivo resta alto, con valutazioni che oscillano tra il 4.2 e il 4.6 nelle principali piattaforme di recensioni.

Tra le voci che raccontano l’esperienza vissuta all’Hospice c’è anche quella di Isabella Dattoli, che ha scelto di affidare a una lettera il ricordo degli ultimi giorni trascorsi accanto a sua madre, Ernesta Petrella. Parole che restituiscono con precisione il clima che si respira nella struttura.

Desidero affidare a queste righe il ricordo di mia madre, Ernesta Petrella, e la gratitudine profonda che porto con me per come è stata accolta e accompagnata all’Hospice di San Marco in Lamis. Dopo un periodo lunghissimo di sofferenza, segnato da una malattia che non le ha dato tregua, arrivare qui è stato per lei, e per noi, un sollievo inatteso. Un luogo dove la dignità non è una parola, ma qualcosa che si vede e si sente ogni giorno.

Io sono Isabella Dattoli, sua figlia, e sento il bisogno di ringraziare tutte le persone che hanno avuto cura di lei: gli OSS, gli infermieri, la caposala, gli addetti alle pulizie, l’intera équipe medica. Ognuno, nel proprio ruolo, ha fatto molto più del necessario. Non solo professionalità, ma una gentilezza costante, una presenza che non è mai stata invadente e che pure riusciva a farsi sentire nei momenti più difficili.

Mia madre è stata seguita con attenzione in ogni fase, e io stessa mi sono sentita sostenuta fin dal primo giorno. Non è semplice affrontare un percorso del genere, ma qui non ci siamo mai sentite sole. Ricordo bene la delicatezza dei gesti, le parole misurate, la disponibilità a spiegare, a rassicurare, a fermarsi un attimo in più quando ce n’era bisogno.

Il 25 giugno 2026, il giorno della sua scomparsa, il personale è rimasto accanto a noi con la stessa cura di sempre. Anche dopo, quando ho dovuto recarmi nel reparto dell’obitorio, ho trovato un ambiente ordinato, rispettoso. Un dettaglio che può sembrare secondario, ma che in quei momenti fa davvero la differenza.

Ci sono situazioni in cui la medicina non può più cambiare il corso della malattia, ma può cambiare il modo in cui si vive ciò che resta. All’Hospice non hanno assistito solo una paziente: si sono presi cura di una donna e di sua figlia, facendoci sentire protette, accompagnate, mai abbandonate.

Porterò sempre con me ciò che ho visto e vissuto in quei giorni.

Con sincera stima e riconoscenza,

Isabella Dattoli

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