NEPAL – È di almeno 100 morti accertati – che salgono a 157 secondo le stime comprensive del lato tibetano – e di centinaia di dispersi il bilancio provvisorio dell’alluvione che ha investito il Nepal e la regione di confine, provocando la distruzione di villaggi e infrastrutture a causa del collasso di un lago glaciale o di una valanga.
La polizia nepalese e il Nepal Tourism Board indicano tra 384 e 579 i turisti irreperibili, dei quali una quota compresa tra 291 e 466 di nazionalità straniera. Due cittadini italiani risultano bloccati ma in buone condizioni, assistiti dalla Farnesina, mentre circa 90 connazionali si trovano complessivamente nell’area Nepal-Tibet.
Le zone più colpite risultano il distretto di Rasuwa e Nuwakot in territorio nepalese, oltre al valico di frontiera di Gyirong in Tibet, investito da un’enorme frana. Le analisi tecniche attribuiscono l’evento al collasso di un lago glaciale (GLOF) o a una gigantesca valanga di ghiaccio e roccia, ritenendo improbabile il nesso con un precedente terremoto di magnitudo 4.4.
Le operazioni di soccorso, condotte dall’esercito e dalla polizia nepalese insieme a 574 operatori cinesi mobilitati a Gyirong, procedono in condizioni estreme a causa dell’isolamento delle aree, delle comunicazioni interrotte, della distruzione di strade e ponti e dei livelli idrici elevati che impediscono l’atterraggio degli elicotteri.
Resta attivo lo stato di allerta per il rischio di una seconda ondata di piena generata da un blocco di detriti a monte del fiume Lhende Khola, mentre monitoraggi precauzionali sono in corso negli Stati indiani di Bihar e Uttar Pradesh per la piena dei corsi d’acqua himalayani.




