“I cinghiali non conoscono i confini amministrativi e non possiamo pensare di contenerne la popolazione in una parte della Puglia mentre in altre aree gli interventi procedono con strumenti e tempi differenti. Così rischiamo di rendere meno efficace anche il lavoro che sta producendo risultati”.
Lo hanno dichiarato i consiglieri regionali del Partito democratico Ubaldo Pagano, Rossella Falcone e il capogruppo Stefano Minerva, nel corso dell’audizione dedicata al contenimento della popolazione dei cinghiali in Puglia.
“I dati forniti dalla struttura regionale ci dicono che nelle aree a caccia programmata, nelle quali la Regione può intervenire direttamente, nel 2025 sono stati prelevati 1.008 capi attraverso il selecontrollo e 1.757 attraverso l’attività venatoria, per complessivi 2.765 cinghiali. Secondo quanto riferito oggi dagli uffici regionali il monitoraggio registra in queste aree un trend della presenza della specie in diminuzione. È la dimostrazione che quando programmazione, monitoraggio e contenimento procedono insieme i risultati possono arrivare”, ha detto Pagano.
“Il nodo – prosegue – resta quello delle aree protette nazionali nelle quali il controllo della fauna compete agli enti gestori. Nell’Alta Murgia oggi ci è stato spiegato che per arrivare al nuovo piano sarà necessario un monitoraggio affidato all’Università di Bari che dovrà svilupparsi per più stagioni. Nel frattempo proseguono gli interventi legati anche all’emergenza della peste suina africana. Ma proprio per questo abbiamo posto una domanda precisa: quale strumento strutturale di contenimento è oggi operativo, che cosa è stato concretamente fatto nel 2025 e quali risultati ha prodotto? Non è una ricerca di colpe né una contestazione nei confronti di chi oggi amministra gli Enti ma una questione istituzionale. Non possiamo immaginare di attendere anni per avere strumenti pienamente operativi mentre agricoltori e cittadini continuano ogni giorno a fare i conti con i danni alle colture e con il rischio di incidenti sulle nostre strade”.
“Nei nostri territori molte strade attraversano le aree dei Parchi – è intervenuta Falcone – e soprattutto nelle ore notturne la presenza dei cinghiali continua a rappresentare un serio problema di sicurezza con il rischio di incidenti per chi quelle strade le percorre ogni giorno. Preoccupa sapere che, a distanza di mesi, si debba ancora procedere attraverso interventi d’urgenza o ci si trovi nella fase di monitoraggio propedeutica alla programmazione futura. Il monitoraggio è indispensabile ma non possiamo immaginare che il territorio aspetti anni prima di avere una risposta strutturale. E chiediamo chiarezza anche sul sistema degli indennizzi, sulle procedure e sui tempi: indennizzare chi subisce un danno è necessario ma la priorità deve essere evitare che quel danno si verifichi”.
“Un piano di gestione e contenimento – ha aggiunto Minerva – serve esattamente a governare la presenza di una specie quando il sovrannumero determina conseguenze sull’equilibrio ambientale, sull’agricoltura, sui centri abitati e sulla sicurezza delle strade. Per questo non possiamo sentirci dire oggi che si comincia uno studio e che soltanto tra due o più anni avremo gli elementi per predisporre il nuovo piano. Se una pubblica amministrazione conosce la scadenza di uno strumento di programmazione deve organizzarsi per arrivare a quella scadenza con il successivo già pronto o comunque garantendo una risposta adeguata nella fase di transizione. Se il piano precedente scadeva il 31 dicembre 2025 e per costruire quello successivo era necessario un periodo di studio e monitoraggio, quel lavoro andava programmato per tempo”.
“Comprendiamo le difficoltà della pubblica amministrazione – prosegue Minerva – dalla burocrazia alla carenza di personale, perché sono problemi con cui tutte le istituzioni fanno i conti ma non possono tradursi nell’attesa indefinita di un nuovo piano mentre sul territorio il problema continua ad esistere. Si valuti insieme all’Università la possibilità di costruire uno strumento temporaneo di gestione e contenimento fondato sui dati già disponibili e progressivamente aggiornabile con quelli del nuovo monitoraggio. Il tempo necessario alla conoscenza scientifica deve convivere con il tempo delle responsabilità amministrative e con quello, molto più urgente, dei territori”.
“Servono una strategia omogenea tra Regione ed enti gestori dei Parchi nazionali – hanno concluso i consiglieri dem – interventi efficaci durante il completamento dei monitoraggi e soprattutto tempi certi. Non possiamo chiedere a un cinghiale di fermarsi davanti al confine di un Parco. Se il problema riguarda tutta la Puglia, anche la risposta deve riguardare tutta la Puglia”.

IV Commissione: l’aggiornamento sull’adozione dei piani di contenimento della popolazione dei cinghiali nei Parchi
L’aggiornamento sull’adozione dei piani di contenimento della popolazione dei cinghiali nei Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia presenti sul territorio regionale, è stato l’unico argomento su cui si sono concentrati i lavori della IV Commissione presieduta da Antonio Tutolo.
In apertura della seduta il presidente Tutolo ha ribadito l’attenzione della Commissione in merito alla sovrapopolazione dei cinghiali nel territorio regionale pugliese, in particolare per la loro presenza nelle aree ricadenti nei territori dei Parchi Nazionali, che ha causato già numerosi danni alle colture e persone vittime di incidenti stradali, i cui risarcimenti alla Regione Puglia sono costati in un anno 2,4 milioni di euro.
Da qui la richiesta della Commissione di fare attuare al più presto da parte degli Enti Parchi nazionali del Gargano e dell’Alta Murgia, i Piani di contenimento della popolazione dei cinghiali, che secondo una norma nazionale sarebbero dovuti essere attuati già per aprile 2026.
Sul punto sono stati ascoltati il commissario del Parco nazionale dell’Alta Murgia e i funzionari dell’ente Parco del Gargano, i quali hanno comunicato di non aver ancora redatto i Piani di gestione. Secondo quanto è stato detto dai funzionari dell’ente Parco del Gargano, è in corso l’attività di monitoraggio dei capi per l’emergenza della peste suina africana e si sta lavorando sui dati propedeutici alla redazione del Piano, il cui monitoraggio deve contenere dati rivenienti da più di una stagione. Comunque nel frattempo è operativo il selecontrollo, sono stati formati 52 selecontrollori e sono stati previsti i punti di selezione.
Per il Parco dell’alta Murgia è intervenuto il commissario straordinario Nicola Loizzo, il quale ha comunicato che a breve, dopo il parere dell’Ispra, sarà fornito il Piano di gestione del cinghiale per il 2026-2030, già deliberato a fine luglio che però è stato oggetto di rivisitazione dall’Ispra. Un centro di lavorazione della selvaggina è già presente ed è cominciata la macellazione dei capi a gennaio 2026. Con un atto monocratico è stato consentito l’ingresso dei capi abbattuti. Dopo la macellazione di una ventina di capi l’attività si è fermata per la mancata possibilità di conferimento delle carni. La carne che esce dal CLS è comunque certificata dal Dipartimento di veterinaria di Bari e nel frattempo è stato elaborato un progetto di filiera che potrebbe essere oggetto di un progetto pilota, ritenendo che sia possibile la macellazione di circa 800 capi all’anno. Si spera nella possibilità di commercializzare la carne e di poter creare una filiera corta di trasformazione e consumo della carne di cinghiale pugliese.
Pertanto, alla luce di quanto è emerso nel corso delle audizioni, l’unico Piano di contenimento del cinghiale in Puglia, è quello adottato dalla Regione. A conferma di ciò è intervenuto il dirigente della Sezione tutela risorse forestali e naturali Domenico Campanile, che ha spiegato che i dati rivengono da due sessioni (primavera e autunno), e sulla base dei dati consolidati nel 2025 è stata registrata una presenza dei cinghiali in declino nelle aree di caccia programmata regionale. Una riduzione della popolazione con il selecontrollo con cui sono stati abbattuti 1008 capi, mentre con l’esercizio venatorio sono stati abbattuti 1757 capi, per un totale di 2750 capi nel 2025. Per il 2026 si pensa di poter raggiungere un numero maggiore. A partire dal primo ottobre al 31 gennaio ci sarà la caccia al cinghiale e sarà attivata anche la caccia collettiva con l’ausilio di cani per determinare una presenza incisiva sul territorio e per diminuire la popolazione dei cinghiali.
In virtù dell’inadempienza da parte degli Enti Parchi Nazionali nel territorio regionale in relazione all’attuazione dei Piani di gestione e contenimento dei cinghiali, i consiglieri regionali intervenuti nel corso della seduta (Minerva, Pagano, Spina, Vurchio, Falcone, Lobuono), hanno sollecitato l’attuazione nel più breve tempo possibile un Piano straordinario. L’auspicio è anche quello di arrivare al marchio ‘Cinghiale di Puglia’ creando una filiera che consenta una sicurezza alimentare.
Tale auspicio è stato manifestato anche dall’assessore regionale all’ambiente Debora Ciliento, che intervenendo ha evidenziato la complessità del percorso, assumendo l’impegno a trovare la soluzione per una strategia giusta che porti a contenere l’attuale situazione.
L’aggiornamento sul punto è previsto per il prossimo febbraio.


