Crisi dei bagnini, burocrazia e corsi frenano l’accesso alla professione

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Come anticipato dal quotidiano Il Messaggero, la stagione estiva balneare si apre quest’anno sotto il segno di una profonda emergenza legata alla sicurezza in mare. In molte località della penisola, da Rodi Garganico fino alle coste del Lazio, gli stabilimenti turistici fanno i conti con una cronica difficoltà nel reclutare assistenti bagnanti, una figura un tempo fortemente ambita e oggi al centro di una crisi strutturale che vede la carenza di circa 20.000 unità a livello nazionale.

A incidere sulla mancanza di personale non sono i trattamenti economici, ma la complessità burocratica e formativa per l’accesso alla professione. Secondo quanto ricostruito e riportato dalle fonti di settore, la situazione critica si registra anche a Rodi Garganico, nel foggiano. Sulla questione a Il Messaggero interviene Andrea Di Pietro, responsabile provinciale della Federazione Italiana Salvamento Acquatico (Fisa), il quale esclude motivazioni legate agli stipendi: «Le nuove norme relative ai corsi hanno sicuramente frenato la corsa verso questa che una volta era una professione molto ambita dai ragazzi – fa sapere al Il Messaggero – Un bagnino nella nostra provincia di Foggia guadagna tra i 1.500 e i 1.700 euro al mese, oltre a vitto e alloggio. Non è assolutamente un problema economico».

Il valore strategico del presidio in spiaggia viene ribadito dagli operatori economici. Pino Veneziani, attivo presso il Lido Propulsione Beach, sottolinea nell’articolo come la tenuta del settore dipenda direttamente dalla presenza di personale qualificato: «La stagione estiva resta il motore trainante dell’economia turistica italiana, ma senza chi garantisce la sicurezza in acqua anche il mare più bello rischia di perdere la sua serenità».

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