ISCHITELLA (FG) – Talvolta la verità sulle proprie radici non arriva da un documento ufficiale, scavato negli archivi, ma da ciò che si tramanda senza intenzione: un nome insolito in famiglia e un oggetto che non appartiene alla tradizione del luogo.
Nel caso di questa vicenda, tutto comincia da alcune ceramiche e da due bottiglie di vetro particolari, manufatti conservati per generazioni in una famiglia di Ischitella e mai davvero interrogati. Lo stile di queste ceramiche e bottiglie non corrisponde alla tradizione artigianale garganica. Attraverso ricerche condotte sul web, si è venuti a sapere che esse provengono da Castelli, comune abruzzese provincia di Teramo rinomato per le sue ceramiche, e da Sulmona, città provincia dell’Aquila e “capitale del confetto”. Sia le ceramiche che le bottiglie sono state datate intorno alla seconda metà dell’Ottocento. Già queste informazioni hanno spostato l’asse della storia verso un’altra montagna, un’altra cultura, un’altra geografia affettiva ma in un certo modo molto legata al nostro territorio garganico per la millenaria tradizione della Transumanza.
Oltre a questi oggetti, vi è un altro dettaglio ad insinuare un dubbio in questa famiglia ischitellana. Qui è il nome Regina, portato da una nonna e da un’altra antenata, un nome non comune a Ischitella che, nei racconti familiari di questa nonna, si accompagnava a svaniti e lontanissimi ricordi di parenti abruzzesi. Piccoli segnali che però si sommano e chiedono di essere presi sul serio.
La ricerca genealogica, condotta con pazienza negli archivi comunali di Ischitella e online, ha finito per confermare ciò che gli oggetti e le memorie suggerivano. I cognomi dei quadrisavoli, Vella e Di Pasquale, così rari ad Ischitella, risultano invece radicati a Campo di Giove nell’Ottocento. E lì, tra le carte, compaiono un Donato Vella (1821–1876) e una Gemma Rosa Di Pasquale (1828-?), sia ad Ischitella che a Campo di Giove. La prova arriva solo con l’atto di morte di questo Donato, nato a Campo di Giove e morto ad Ischitella sul Gargano. È il punto in cui la storia smette di essere ipotesi e diventa certezza.

Questa coppia originaria di Campo di Giove, lui pastore e lei filatrice, finì per radicare la propria vita familiare a Ischitella, dove dal 1848 nacquero i loro sette figli quasi tutti legati al mestiere della pastorizia. Tra questi anche la prima Regina, antenata della Regina nata nel 1930 e scomparsa nel 2008 ad Ischitella.
Che una famiglia di pastori abruzzesi si sia stabilita definitivamente a Ischitella non sorprende, se si considera la logica della transumanza. Le greggi scendevano verso il Tavoliere, seguendo ritmi stagionali che per secoli hanno modellato economie e culture. Ma la scelta di fermarsi proprio quì, in questo paese affacciato sul mare e sul lago, incastonato tra i monti e le querce, merita una riflessione.

Le migrazioni interne non sono mai casuali: rispondono a opportunità, legami, affinità. In questo caso, la presenza condivisa di Sant’Eustachio come Santo Patrono offre una chiave di lettura suggestiva. Difatti, Sant’Eustachio è sia patrono di Ischitella che di Campo di Giove. Le comunità si riconoscono anche attraverso i simboli religiosi, e non è difficile immaginare che quel riferimento comune abbia creato un senso di continuità, un ponte emotivo tra due luoghi distanti.
“Sentirsi a casa” sotto il segno di Sant’Eustachio dev’essere stata una sensazione profonda per questa famiglia. Le ceramiche conservate e tramandate per oltre cinque generazioni ne sono la prova più tangibile.


