Foggia, 9 giugno 2026 – Un incontro casuale svela un talento con le idee già nitide e scolpite nella pietra. Antonella Balina, intraprendente 23enne nata a Salerno, residente a Carapelle e iscritta al primo anno del biennio della Scuola di Scultura di Napoli, sa esattamente cosa vuole fare: la scultrice. Armata di martello pneumatico, affronta con decisione materiali ostici come la pietra e il ferro. E proprio dal ferro nasce la sua ultima, ambiziosa proposta per la città.
Attraverso un prototipo di circa 40 centimetri mostrato in anteprima, l’artista campana lancia il suo progetto per un’opera monumentale dal titolo “Il nostro dolore”. Si tratta di un omaggio struggente dedicato ai circa 20mila soldati (tra cui uomini del Reggimento Genio Ferrovieri, macchinisti e addetti alle scorte) e alle migliaia di civili foggiani – spesso i più poveri, impossibilitati a sfuggire altrove – caduti sotto i devastanti bombardamenti del 1943. Vittime che morirono saldando binari o trasportando materiale tattico, e che furono sepolte in fosse comuni alla periferia di una Foggia totalmente evacuata, finendo per essere comunicate come “disperse” alle famiglie in tutta Italia.
L’installazione pensata dalla Balina è formata da un intreccio di falci arrugginite. Una scelta fortemente simbolica: richiama il sudore dei lavoratori nella “Patria del grano” (il cui simbolo, il grande granaio di via Manfredonia, giace oggi in decadente abbandono) e rappresenta la pericolosità e l’invecchiamento di antichi attrezzi agricoli, qui contorti nello strazio per le vite spezzate dalla guerra.
L’obiettivo dell’artista è donare l’opera alla città affinché venga posizionata nel piazzale della Stazione Ferroviaria, idealmente al fianco della storica locomotiva. “Aggiungerebbe alla stazione centrale e al monumento ai caduti un grande valore” afferma Antonella con sicurezza. “La memoria per i nostri soldati morti nell’eccidio del 1943, il martirio degli uomini che hanno dato la vita per la Patria e per Foggia… a cui va ‘Il Nostro Dolore’. È il nome che ho dato a questa opera che spero sia installata nel luogo più idoneo, che potrebbe essere proprio la stazione ferroviaria, in quel periodo luogo di grande dolore. Per sempre… Per non dimenticare…”.
A cura di Giuseppe Saldutto


