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“La musica parla ancora”: intervista ad Antonio Pizzarelli, direttore artistico del Carpino in Folk 2025

Di Teresa Maria Rauzino.

CARPINO (FG) – La Puglia è un meraviglioso, austero paese arcaico. […] Ritrovare o conservare, non si sa bene: la tradizione, in un luogo così tenacemente arcaico, può riscoppiare anche dopo secoli e secoli di letargo.”

Con le parole di Cesare Brandi, Antonio Pizzarelli, sul suo profilo Facebook, ha aperto simbolicamente il Festival Carpino in Folk 2025, che dal 6 al 10 agosto ha trasformato Carpino, nel cuore del Gargano, in un crocevia di musica, cultura, identità e futuro. Lo intervistiamo per un resoconto.

  • Maestro Pizzarelli, siamo a pochi giorni dalla chiusura del Carpino in Folk 2025. Le chiedo subito: che festival è stato?

Un festival vero, partecipato, profondamente sentito. Carpino in Folk quest’anno ha superato ogni aspettativa. È stato un incontro di anime, suoni e visioni. Abbiamo unito la nostra identità popolare con uno sguardo rivolto al futuro. Il tema “Apri gli occhi… guarda al futuro” è diventato un filo conduttore reale, non solo uno slogan.

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  • Parliamo proprio del tema. In che modo si è tradotto nei contenuti?

Attraverso tre parole chiave: memoria, innovazione, sostenibilità. Abbiamo valorizzato le tradizioni del Gargano con laboratori, incontri, concerti della nostra musica popolare — penso ai Cantori di Carpino, ai laboratori in masseria, agli incontri al Frantoio Ortore — ma li abbiamo messi in dialogo con artisti che portano nuovi linguaggi, come Daniele Sepe, BandAdriatica, Alborosie. Inoltre, abbiamo puntato sulla mobilità sostenibile, proponendo il viaggio in treno con Ferrovie del Gargano. È stato bello vedere gente che ha vissuto l’esperienza del festival fin dal tragitto.

  • Ci racconta la prima giornata?

È iniziata nel migliore dei modi. Alla Masseria Facenna, abbiamo avuto laboratori caseari e di panificazione, lo showcooking dello chef Rosario Didonna, vincitore di “4 Ristoranti”. Il tutto accompagnato dalla musica genuina de I Cantori di Carpino. Un’esperienza immersiva, autentica, in cui tradizione e gusto si sono uniti. Poi, nel pomeriggio, ci siamo spostati al Frantoio Ortore, un vero polo culturale, per la presentazione del libro “Acque del Gargano” e il concerto elegante e poetico del Maestro Vincenzo Aniello.

  • Il viaggio in treno del 7 agosto è stato molto apprezzato. Come è nata l’idea?

Da un desiderio semplice: ridurre l’impatto ambientale e rendere l’esperienza parte del festival stesso. Così, con Ferrovie del Gargano, abbiamo creato il “Festival viaggiante”. A bordo c’erano musica live, dj set, strumenti popolari… La gente ha ballato, cantato, guardato il Gargano scorrere dal finestrino. Un’esperienza emozionante e sostenibile.

  • L’8 e il 9 agosto, due serate di altissimo livello musicale. Quali momenti le sono rimasti nel cuore?

Difficile sceglierne uno. L’8, BandAdriatica ha travolto Piazza del Popolo con il suo sound meticcio, mentre Ars Nova Napoli e Daniele Sepe ci hanno portato la forza della tradizione napoletana suonata per strada, con libertà e intensità.

Il 9 è stata pura magia. Ho avuto il privilegio di condividere il palco con Carmine Padula, un giovane talento straordinario, accompagnati dall’Orchestra Filarmonica Pugliese.

È stato un dialogo tra generazioni, un’anteprima di quello che nel 2026 si concretizzerà, come abbiamo annunciato, con l”Orchestra popolare del Carpino in Folk.

Poi Enzo Gragnaniello, con la sua poesia dolente e potente, e la Compagnia Popolare Salentina, che ha chiuso la serata con la forza della pizzica. Una serata che porterò per sempre nel cuore.

  • E il gran finale del 10 agosto?

Incredibile. L’energia di Alborosie & Schengen Clan ha acceso la piazza con il suo reggae nato tra l’Italia e la Giamaica. Poi, il momento più emozionante: I Cantori di Carpino. Sono la nostra memoria viva. Hanno portato sul palco la vera anima di questo festival. Senza di loro, Carpino in Folk non esisterebbe. La loro voce è la voce della nostra terra.

  • Che tipo di eredità lascia questa edizione del festival?

Lascia consapevolezza. La consapevolezza che la musica popolare non è folclore da museo, ma un linguaggio vivo, attuale, capace di parlare ai giovani, di viaggiare, di contaminarsi. Lascia anche la conferma che unire cultura, sostenibilità e territorio non è solo possibile, ma necessario. E infine, lascia una comunità che cresce, che si riconosce e che si racconta con orgoglio. Il numero di presenze, oltre ventimila, nelle tre serate in piazza, di cui quindicimila  solo il 10 agosto, è stato la cartina al tornasole di un’attenzione forte verso il nostro evento anche da parte dei turisti non solo italiani presenti in questo periodo sul Gargano.

  • Un’ultima domanda: se dovesse riassumere Carpino in Folk 2025 con una sola frase?

Direi: “È la musica, ancora una volta, a parlare.” E ci ricorda chi siamo, dove stiamo andando e con chi vogliamo farlo.

Carpino in Folk è stato promosso dal Comune di Carpino, Regione Puglia e Puglia Culture. Con il supporto di Ferrovie del Gargano, Frantoio Ortore, Battente Sound Records, Fondazione Monti Uniti di Foggia. Media partner: Rai Radio Techete’, Lineatrad.

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