Presentati i presunti resti del molo romano di Portus Garnae: la scoperta del Dott. Cogliandro

Nota: Questo comunicato stampa è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Il contenuto riportato non rappresenta un articolo prodotto dalla redazione di Gazzetta H24.

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ISCHITELLA (FG) – Nella Sala Consiliare del Comune di Ischitella, nel pomeriggio del 17 agosto 2026, durante lo svolgimento del convegno storico “Rodi, Ischitella e il Gargano tra storia e memoria”, il Dott. Massimo Pasquale Cogliandro ha annunciato di aver identificato i resti archeologici del porto di Rodi, e in particolare del molo romano del rione Garna (Portus Garnae). Si tratta di un’ipotesi suggestiva, supportata da una nutrita documentazione fotografica raccolta dallo studioso, che dovrà ora essere sottoposta a tutte le verifiche del caso.

​Il ritrovamento, come ha raccontato lo stesso Cogliandro durante la conferenza, è avvenuto nella mattinata del 17 agosto nell’area costiera tradizionalmente nota come Rione Garna, e consisterebbe in un campo di dispersione di circa 15-20 metri lineari di strutture in opus caementicium marittimo.

​Secondo la relazione presentata al convegno, i resti comprenderebbero:

  • Un pilone ibrido ancora in situ, incastrato tra due scogli naturali utilizzati come cassero a perdere, con paramento esterno in blocchetti quadrati di 20×25 cm (opus vittatum);
  • ​Lastre tabulari semisommerse a 100 metri dal porto, con uno spessore di circa 30 cm e patina di malta lisciata;
  • ​Conci staccati sulla battigia sotto al bunker, caratterizzati da un nucleo interno in cocciopesto con frammenti di anfore e laterizi, oltre a un corso orizzontale continuo di mattoni rossi di 4-5 cm con pozzolana vulcanica nera puteolana.

​«La presenza del corso di allettamento in laterizio, della malta idraulica grigio-azzurra e della pozzolana vulcanica di importazione – ha sottolineato Cogliandro – permetterebbe di datare il complesso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., in coincidenza con la monumentalizzazione di Portus Garnae, lo scalo romano di Rodi citato dalle fonti antiche.»

​Il rilievo è stato condotto con metodologia non invasiva ed esclusivamente fotografica, senza alcun prelievo di materiale. La documentazione completa, composta da 7 scatti originali e 5 fotografie stratigrafiche annotate con legende e rilievi grafici, è stata interamente illustrata durante l’incontro.

​La parola passa ora alle autorità competenti e alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, a cui nei prossimi giorni verrà trasmessa la relazione tecnica corredata dal materiale fotografico per accertare l’effettiva natura e rilevanza storica del sito.

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