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Vico del Gargano: la “Mupia” arriva venerdì, il ritratto di un paese

Di Michele Angelicchio.

VICO DEL GARGANO (FG) – Tutto chiaro? L’arcano è stato svelato? L’identikit è definito? Questo lo scopriremo venerdì. Perché di venerdi? Ma signori; venerdì è il giorno di Venere, dea dell’Amore e senza amore questo paese non cammina. Saranno dipanate le prime conclusioni di una vasta indagine sulla “MUPIA”, materia di esclusiva pratica paesana, condotta dall’associazione culturale Ncvò Cappà Nsciaun, curatore Giuseppe AGUIARI, venerdì 25 luglio, alle ore 21.30, in Largo San Pietro. L’ampiezza e la completezza del lavoro “Ricerca antropologica sulla mupia”, durato due anni, fresco d’inchiostro, ne fa materia di studio e di dibattito sulla natura di una comunità, specchio fedele del suo essere. La vastità del campione interrogato (1022 persone) lo qualifica come documento prezioso foriero di future analisi ed approfondimenti.

Gli esperti di greco, latino, italiano, ancora oggi si arrovellano il cervello per cucire addosso alla “Mupia” l’abito giusto, tirarlo fuori dalle tenebre, collocarlo nella mente di Minerva, farne materia popolare di facile accesso. Molti, sicuramente invidiosi e scarsi di intelletto, parlano della “Mupia” non come nobile DNA, ma materia grossolana per equipe di psicologi e psichiatri. “Loro – dicono – potrebbero raccapezzare a fatica qualcosa di meglio”. Non è così, perché un fine intellettuale prematuramente scomparso, Filippo Fiorentino, nella sua sconfinata tolleranza, della “Mupia” ne dava un significato sostanzialmente positivo:” si tratta- diceva-di determinazione.” Al contrario, qualche secolo prima, il grande fraticello francescano, naturalista, Michelangelo Manicone non fu molto tenero con i compaesani:” barbari e incivili, infatti non hanno riguardo per l’ambiente, sono dediti all’alcol e spesso ciò li porta a risse feroci.” E sulle donne:” …sono laboriose e sempre gentili, ma…l’usanza vichese di urlare e strepitare ai funerali, di portare il lutto a vita, denota la selvatichezza della popolazione.” L’indagine è partita nel 2023 come premessa alla piece teatrale “La Mupia”, portata in scena nel febbraio 2024, nell’ambito della rassegna invernale del Festival Teatro Popolare che si svolge a Vico del Gargano, arrivata alla terza edizione.

L’appuntamento non vuole essere esaustivo, né fissare una immagine dai tratti ancora incerti. Oggi, l’indagine sulla “Mupia”, preziosa eredità dei nostri avi, ci pone l’interrogativo di capire fino in fondo chi siamo noi vichesi e quale valore aggiungiamo a questa comunità; indagare cioè quel sottile confine fra “essere e vorrei essere”. Il dibattito, senza voler anticipare nulla, dovrà scoprire di volta in volta nuovi orizzonti inesplorati alla ragione e nuove domande da porre. Se non troviamo una risposta chiara allora dobbiamo chiedere a Pirandello. “Su questo fondo dell’essere egli aveva fatto studii particolare. Lo chiamava l’“antro della bestia”. E intendeva della bestia originaria acquattata dentro a ciascuno di noi, sotto tutti gli strati di coscienza che gli si sono a mano a mano sovrapposti con gli anni.” Nello specifico, il premio Nobel risponderebbe:” Non è una cosa seria”. E se qualcuno dovesse sentirsi offeso non la prenda a male; “Se noi ombre vi abbiamo irritato, non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia. Non prendetevela, miei cari signori, perché questa storia d’ogni logica è fuori: noi altro non offriamo che un sogno; della vostra indulgenza abbiamo bisogno.” (Shakespeare) Noi, piccoli recitanti, vi diciamo:”…in fondo in fondo, si tratta solo di un “sogno di una notte di mezza estate”.

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