ISCHITELLA (FG) – Si è conclusa a lieto fine la vicenda di Crezde Darius, il velista lituano di 52 anni rimasto incagliato con la sua imbarcazione sul litorale di Foce Varano dallo scorso 2 aprile. Quella che era iniziata come una traversata dalla Croazia si era trasformata in un incubo notturno quando, a causa di una tempesta e di un’avaria alla strumentazione, Darius era finito sui bassi fondali del Gargano.
Per quattordici giorni il velista ha vissuto in condizioni precarie a bordo della sua unità, senza corrente elettrica, senza potersi lavare e con scarse riserve di acqua. Nonostante la Capitaneria di Porto di Rodi Garganico avesse monitorato la situazione sin dal primo momento, portandolo in salvo, le norme vigenti imponevano una soluzione di natura privatistica: Darius aveva ricevuto una diffida a rimuovere il mezzo a proprie spese, con la minaccia di uno smantellamento forzato in caso di inattività. La normativa prevede infatti che, non essendoci un pericolo immediato per la vita umana dopo il primo soccorso, il recupero del bene materiale ricada interamente sotto la responsabilità del proprietario.
Come chiarito dal comandante Fanelli, si è trattato di un “contratto privatistico” che il velista ha dovuto stipulare autonomamente con soggetti privati per la rimozione dello scafo. Il punto di svolta è arrivato grazie all’iniziativa di un pescatore locale che ha deciso di intervenire.
La Capitaneria ha sottolineato che i privati intervenuti si sono dovuti fare carico di ogni tipo di responsabilità in caso di eventuale “amaraggio” (affondamento) o ulteriore danneggiamento dell’unità durante le manovre.
Prima di autorizzare il rimorchio, le autorità hanno eseguito i necessari accertamenti tecnici:
- È stato accertato che il bulbo della barca non fosse compromesso, garantendo la galleggiabilità minima necessaria per il trasporto;
- È stata confermata la presenza di gravi avarie, tra cui l’elica compromessa e la totale assenza del timone;
L’operazione, sebbene condotta materialmente da pescherecci privati, è stata dunque l’esito di un complesso iter burocratico e tecnico volto a garantire il rispetto delle leggi marittime e la tutela della sicurezza costiera


