Diga Palazzo d’Ascoli, Tutolo: “L’opera non può essere sacrificata per tre pale eoliche”

“La vicenda degli impianti eolici nel luogo destinato alla costruzione della Diga di Palazzo d’Ascoli ha davvero dell’assurdo. Sarebbe il primo caso di ‘offshore al contrario’: prima le pale, poi l’acqua. È inaccettabile. Le esigenze del territorio vengono prima degli interessi privati. Quelle torri vanno spostate”.

Lo ha dichiarato Antonio Tutolo, che, come aveva annunciato, ha portato all’attenzione della IV Commissione consiliare, da lui stesso presieduta, il rischio di blocco della diga di Palazzo d’Ascoli, dopo aver scoperto che un impianto eolico già autorizzato – e altri in fase di valutazione – ricadono nell’area destinata all’invaso. Un’opera che il Governo ha appena rilanciato finanziando, attraverso il PNIISSI, 9,5 milioni di euro per la progettazione esecutiva.

“Dopo cinquant’anni di attese e progettazioni mai realizzate – ha detto il consigliere – finalmente abbiamo ottenuto le risorse per un’infrastruttura fondamentale per la Capitanata. E invece scopriamo che tre pale eoliche insistono proprio nel punto in cui dovrebbe sorgere la diga. È una situazione paradossale che rischia di cancellare per sempre un’opera strategica”.

Durante l’audizione, l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio e i dirigenti della Sezione Transizione energetica hanno spiegato che, nel corso dell’iter autorizzativo del parco eolico di San Potito, non era stata rilevata l’interferenza con il progetto della diga. L’autorizzazione ambientale ministeriale, infatti, ha reso la procedura “dovuta”, mentre per gli impianti ancora in fase istruttoria sarà possibile far valere il conflitto con l’opera pubblica.

Tutolo ha ricordato la portata dell’invaso: 84 milioni di metri cubi d’acqua, fino a 42mila ettari irrigabili, un potenziale di sviluppo stimato in centinaia di milioni di euro l’anno per l’agricoltura della Capitanata.

Il consigliere ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo con la società proponente e ha ribadito che investirà della questione anche il Governo: “Non si può finanziare la progettazione di un’opera epocale e, allo stesso tempo, autorizzare ciò che la rende impossibile. Difenderemo questa infrastruttura in ogni sede”.

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