GARGANO – Si prevede una buona stagione estiva, in questi giorni c’è lavorio preparatorio per l’accoglienza, ma la preoccupazione degli addetti al turismo di mare è indirizzata a due emergenze: l’erosione delle spiagge e l’imminente applicazione della legge 166 del 2024 che ridefinisce le regole delle concessioni.
Sull’emergenza erosione la Regione Puglia ha adottato i primi provvedimenti destinando 16 milioni di euro a quattro comuni tra i quali Rodi Garganico per intervento parziale sul tratto Rodi/Mulino di mare. Appare, secondo il parere di molti balneari, chiaro il tentativo di rinvio in rinvio, di scaricare sul prossimo governo l’applicazione della norma sulle gare a bando degli arenili. Il governo italiano ha recepito il provvedimento europeo con un decreto legislativo del 26 marzo 2010, quindi sono passati 15 anni senza aver adottato una legge nazionale per disciplinare la materia e dare certezze alla categoria dei balneari. Tutto italiano è il singolare attivismo politico di tanti parlamentari nell’arte consolidata del cerchiobottismo: alzare il ditino per approvare leggi e decreti a Roma e poi partecipare ad incontri e dibattiti in periferia, come da noi (soprattutto da noi), affermando e sostenendo tesi miracoliste alla faccia dei beati e dei beoni.

Sono circa 30.000 le imprese familiari che vivono sotto la tagliola della data ultima del 30 settembre 2027, quando si dovrà applicare la sentenza della Corte di Cassazione che ha chiaramente sentenziato che: ”le concessioni balneari senza gara pubblica non sono più valide”, cancellando l’automatismo dei rinnovi e fissando l’obbligo di affidare le concessioni demaniali marittime esclusivamente tramite procedure di evidenza pubblica, cioè le gare. Il governo Meloni e la sua maggioranza invece di lavorare ad una legge quadro per disciplinare la materia delle gare, ha tentato la scappatoia con un provvedimento di mappatura delle coste per dimostrare che, ferme le vecchie concessioni, si potevano concedere per gara le nuove spiagge ‘trovate’ dalla mappatura; una sorta di moltiplicazione dei pani e dei pesci. Di fronte a questa trovata sia l’Unione Europea e la Giustizia Amministrativa hanno bocciato la furbata ritenendo “non idoneo il provvedimento ad evitare le gare”.
L’esecutivo Meloni, anche sotto la mannaia di pesanti sanzioni da parte di Bruxelles, vara in fretta il Decreto Legge n. 131 del 2024, convertito nella Legge n. 166/2024 che ridefinisce le regole del gioco attualmente in vigore, anche per salvaguardare gli Enti Locali, sindaci, uffici demaniali, dall’ essere travolti da conflitti e contenziosi con la categoria balneare già sul piede di guerra. Con questi ultimi provvedimenti si è pensato di delineare la cornice per l’applicazione della direttiva senza incorrere in sanzioni per inadempienze.
I Comuni costieri mantengono la facoltà di far partire i bandi anche prima della scadenza del 2027 (come già avviene in altre realtà) e, a livello regionale e locale, si sta procedendo alla stesura dei bandi-tipo per uniformare le procedure di assegnazione. Si è voluto ribadire che la spiaggia è un bene pubblico e non può essere normato come proprietà privata sulla base di concessioni scadute e senza bando. Specificando che, dove non c’è stato un bando deve tornare spiaggia libera. I balneari temono di vedere in fumo il frutto di anni di lavoro e di investimenti in una competizione dove le piccole imprese familiari sono destinate a soccombere nei confronti dei grandi gruppi finanziari.
Articolo a cura di Michele Angelicchio.


