La scadenza del 6 giugno, riguardante il taglio delle accise, si avvicina. Il governo ha prorogato lo sconto sul carburante fino a quella data, ma dalle dichiarazioni dei ministri emerge un orientamento che sembra già tracciato: lo sconto generalizzato non verrà rinnovato. Gilberto Pichetto Fratin lo ha detto con la franchezza di chi conosce i limiti dei conti pubblici; il viceministro Maurizio Leo ha lasciato intendere che la stagione degli interventi a pioggia potrebbe chiudersi qui. È un cambio di passo che non sorprende, ma che arriva in un momento in cui il Paese avrebbe bisogno di certezze più che di transizioni indefinite. È bene ricordare che il petrolio negli ultimi mesi è aumentato perché il conflitto in Medio Oriente ha ridotto drasticamente l’offerta, bloccato rotte strategiche come Hormuz e generato timori di ulteriori interruzioni.
Il calo dei prezzi alla pompa, registrato dall’Osservatorio del MIMIT, offre al governo un argomento solido per giustificare la fine dello sconto. Ma la dinamica dei carburanti è notoriamente instabile, e affidare una scelta politica a una fluttuazione congiunturale rischia di trasformare una misura temporanea in un terreno di scontro permanente. L’idea di sostituire lo sconto con interventi mirati – bonus per famiglie a basso reddito, crediti d’imposta per autotrasportatori e agricoltori – risponde alle raccomandazioni del Fondo monetario internazionale, che da tempo invita l’Italia a evitare agevolazioni generalizzate. È una linea coerente con la prudenza fiscale, ma non priva di incognite: la selettività richiede tempi, criteri, controlli, e soprattutto una capacità amministrativa che spesso si inceppa proprio quando dovrebbe sostenere chi ha più bisogno.
Il settore dell’autotrasporto, che aveva minacciato un fermo nazionale, ha ottenuto 300 milioni di sostegni e ha sospeso lo sciopero. È un segnale di tregua, non di soluzione. Perché se lo sconto sulle accise scomparirà davvero, i costi di esercizio torneranno a salire, e con essi la tensione su una filiera che regge buona parte della logistica del Paese. La politica, in questo passaggio, sembra muoversi su un crinale sottile: da un lato la necessità di rientrare nei binari del bilancio, dall’altro la consapevolezza che ogni euro tolto ai carburanti si ripercuote su famiglie, imprese, territori.
Le ipotesi circolate nelle ultime ore – mantenimento selettivo del taglio, bonus compensativi, misure ibride – raccontano più l’incertezza del momento che una strategia definita. Sono scenari possibili, non decisioni. E proprio questa sospensione, questa attesa senza un orizzonte chiaro, rischia di essere l’elemento più problematico: non tanto la fine dello sconto in sé, quanto l’assenza di una direzione esplicita su ciò che verrà dopo.


