Dalla fuga da Scutari alle terre di Tuscia e Capitanata: riscoprire le radici albanesi nel nuovo saggio di Giovanni Saitto

Il prezioso volume “La colonia albanese di Pianiano e Poggio Imperiale” fa tappa nel Viterbese, svelando un capitolo affascinante e attualissimo della nostra storia nascosta.

Dopo il successo della prima presentazione ufficiale avvenuta a Poggio Imperiale, l’ultima fatica letteraria e storica di Giovanni Saitto, intitolata “La colonia albanese di Pianiano e Poggio Imperiale”, torna idealmente sui luoghi delle sue origini. Il libro è stato infatti recentemente ripresentato a Pianiano, incantevole borgo e frazione del comune di Cellere, in provincia di Viterbo.

Si tratta di un evento che chiude un cerchio non solo geografico, ma profondamente identitario. Il saggio di Saitto si presenta fin dalle prime pagine come un lavoro certosino e straordinario, capace di ricostruire con rigore non solo la fondazione di Poggio Imperiale, ma l’intero, travagliato percorso di decine di famiglie albanesi.

Il lungo viaggio: dal 1756 a oggi

La narrazione prende le mosse da una data cruciale: il 1756. In quell’anno, dalla città di Scutari, una quarantina di famiglie di fede cattolica presero una decisione drammatica. Per non sottomettersi ai nuovi dominatori, si imbarcarono su navi di fortuna dirette verso le coste marchigiane, approdando ad Ancona. Da lì, il viaggio della speranza li condusse a Roma, dove l’allora Pontefice si prese carico di trovare loro una sistemazione adeguata.

Saitto traccia con precisione chirurgica le tappe di questo esodo:

  • L’arrivo in Italia: Lo sbarco ad Ancona e l’accoglienza romana.
  • I primi insediamenti: Il trasferimento iniziale in Capitanata, presso Poggio Imperiale.
  • I trasferimenti successivi: La decisione di una parte di queste famiglie, dopo una breve permanenza al Sud, di risalire la penisola per stabilirsi nella Tuscia viterbese, a Pianiano, all’interno del territorio che un tempo faceva parte del celebre Stato di Castro.

Molto più di un saggio genealogico

Il grande merito dell’autore è quello di non essersi limitato a una sterile cronologia degli spostamenti. Saitto indaga a fondo le motivazioni di questo esodo, ricostruendo il contesto sociale, economico e storico in cui questi profughi settecenteschi si trovarono a vivere.

La pubblicazione spazia sulle tematiche storiche dell’Italia di metà Settecento, un’epoca in cui le politiche agrarie cercavano di assegnare nuove terre a popolazioni disposte a dedicarvisi anima e corpo, offrendo in cambio la speranza di migliori condizioni di vita. L’autore ci mostra come queste famiglie affrontarono il loro nuovo percorso, ricostruendo l’albero genealogico e la successione degli antenati presenti a Poggio Imperiale fino ai giorni nostri.

Corsi e ricorsi storici

Ciò che rende quest’opera una lettura imprescindibile è la sua incredibile attualità. Attraverso vicende veritiere e finora in gran parte sconosciute, Saitto ricostruisce un frammento prezioso della nostra “storia nascosta”. Leggere oggi delle dinamiche di accoglienza, di fuga e di insediamento di queste famiglie albanesi del ‘700 ci offre una chiave di lettura potentissima per comprendere il presente, ricordandoci che le immigrazioni nella nostra Italia non sono mai cessate e continuano, oggi più che mai, a plasmare la nostra società.

All’autore, ricercatore instancabile e non nuovo a pubblicazioni di così grande interesse, va il nostro più sincero plauso e le nostre congratulazioni. Abbiamo la certezza che questa sua fatica non sarà l’ultima: la ricerca storica è un ambito affascinante e inesauribile, un pozzo da cui estrarre sempre nuove, sorprendenti conoscenze sulle nostre radici.

Recensione a cura di Giuseppe Laganella

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