È un virus la causa della moria straordinaria di pesci nel lago di Occhito

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Si chiude positivamente il complesso lavoro della task force multidisciplinare nata a seguito della moria straordinaria di pesci nell’invaso di Occhito.

Sin dalla prima segnalazione del 21 aprile u.s., inviata ad ARPA Puglia da parte del Consorzio per la Bonifica, si erano susseguiti sopralluoghi tecnici da parte del Consorzio stesso in sinergia con il Dipartimento di Foggia, l’UOC Ambienti Naturali di ARPA Puglia e il Servizio Veterinario area C ASL FG.

Il Consorzio per la Bonifica della Capitanata si era immediatamente attivato mettendosi a disposizione delle Autorità competenti (ARPA Puglia e ASL FG) per l’effettuazione dei campionamenti di acqua e di esemplari di pesci agonizzanti, recapitati poi dal servizio veterinario area C ASL FG all’IZS di Foggia per le analisi di competenza, secondo quanto previsto dal “Protocollo di Intervento per la Gestione di morie di Ittiofauna nelle acque superficiali” Linee Guida_Progetto 3 ARPA-ASL-IZS.

I dati analitici “di campo”, immediatamente disponibili (O2, pH, Temperatura, Conducibilità, Salinità), rilevati dalla sonda multiparametrica, nonché i primi esiti analitici chimici avevano sempre restituito riscontri coerenti con i routinari monitoraggi mensili svolti da ARPA Puglia.

Nella stessa direzione erano andati i campionamenti periodici di controllo, in ingresso e in uscita, del potabilizzatore di Finocchito e le determinazioni del fitoplancton potenzialmente tossico.

Scongiurati pericoli per la salute pubblica si attendevano gli esiti diagnostici dall’IZS; quest’ultimo formulava il sospetto di infezione da CEV (Carp Edema Virus) che veniva poi debitamente confermata dal Centro di Referenza Nazionale per le Studio e la Diagnosi delle malattie dei pesci di Padova, c/o l’IZS delle Venezie.

Il riscontro di questa emergente malattia infettiva virale diffusiva dei pesci, osservata in specifiche coorti di Cyprinus carpio, ha dimostrato l’importanza della sorveglianza passiva resa in regime di puntuale sinergia funzionale tra i diversi attori intervenuti. L’unità di intenti e la cancellazione di spinte protagoniste hanno così potuto restituire un grande valore aggiunto al Territorio.

Data la scarsità di casi nazionali e di conoscenze specifiche (segnalazioni solo a partire dal 2010 circa) è ora quanto mai opportuno avviare mirati studi epidemiologici della malattia e analisi filogenetiche degli isolati virali per capire l’origine e la diffusione dell’agente infettivo (Poxvirus) nelle specie recettive.

In ultimo si rammenta che in occasioni di contestuali eventi di mortalità che hanno interessato la stessa specie ittica in altre località pugliesi (sbarramento sulla Marana Capacciotti a Cerignola, invaso del Locone, anse del fiume Ofanto nel territorio della Provincia BAT) non è stato possibile addivenire a una precisa conclusione diagnostica, seppure, date le caratteristiche degli eventi segnalati, con ragionevole probabilità essi possano essere ricondotti alla stessa origine.

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