San Marco in Lamis, rifiuti sulla SP 26: Marasco  invoca bonifica e fototrappole

SAN MARCO IN LAMIS (FG) – Sulla Strada Provinciale 26, nel tratto che collega San Marco in Lamis a Foggia, la pattuglia degli Ispettori Ambientali Territoriali Forestali CIVILIS ha trovato due nuove discariche abusive. A segnalarlo è Giuseppe Marasco, consigliere comunale di Manfredonia e coordinatore del gruppo di vigilanza, che parla di “ennesimo scempio” lungo una delle arterie più percorse della zona.

Il primo accumulo di rifiuti è stato individuato accanto all’unica fontana di acqua potabile presente sul percorso. Sacchi di plastica, vetro, scarti organici e altri materiali lasciati a pochi metri dal punto in cui molti automobilisti si fermano per riempire le taniche. Poco più avanti, in pieno campo aperto, è comparsa la seconda discarica. Stavolta i rifiuti sono ben visibili anche da lontano: cassette, tubi in PVC, materiale agricolo, ingombranti di ogni tipo.

Marasco chiama direttamente in causa le istituzioni. Il riferimento è soprattutto al sindaco di San Marco in Lamis, Michele Merla, oggi anche consigliere provinciale. “Ha una doppia responsabilità sul territorio”, afferma, chiedendo un intervento immediato per la rimozione dei rifiuti, la bonifica dell’area e la sanificazione della zona della fontana. Nel suo appello compaiono anche ARPA Puglia, la Provincia di Foggia e i Carabinieri Forestali, invitati a installare sistemi di videosorveglianza e cartelli deterrenti previsti dalla normativa vigente.

Il tono è duro. Marasco definisce “imbecilli ignoranti” gli autori degli abbandoni, accusandoli di “odiare la propria terra” e di commettere reati ambientali previsti dagli articoli 192 e 256 del Testo unico dell’ambiente. Ricorda inoltre che la Provincia deve presidiare le strade di competenza e che i Comuni hanno obblighi precisi in materia di tutela igienico-sanitaria.

Foto e video raccolti dagli ispettori saranno trasmessi alla Procura della Repubblica di Foggia e al NOE dei Carabinieri. Un passaggio che conferma la volontà di trasformare la denuncia pubblica in un atto formale, nella speranza di frenare un fenomeno che, lungo le provinciali della Capitanata, continua a ripresentarsi con la stessa ostinazione di chi quei rifiuti li abbandona.

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